giovedì 12 novembre 2015

Cuervo y Sobrinos Cronometrista Ufficiale del Festival del Sigaro, Campionato del Mondo 2015, 6 ° Edizione

Il primo campionato del mondo per fumatori  sigaro si  è tenuto nel novembre del 2010.


Dopo quattro anni è diventato in tutto il mondo il famoso Festival del Sigaro un evento  in cui le persone condividono un bel momento della vita. E 'un luogo di grande networking e grande opportunità per le nuove amicizie, nuove emozioni. Si tratta di evento con  posti limitati, incentrato sulle persone e sulla qualità, non sulla quantità.



Nel 2015 Cuervo y Sobrinos è diventato il cronometrista ufficiale del Festival del Sigaro, condividendo la stessa passione e le emozioni con cui crea i propri orologi.


Durante il Workshop del Sigaro, Cuervo y Sobrinos ha  fatto una presentazione speciale: "Il più prezioso nella nostra vita è il tempo". La partecipazione a questo evento  esclusivo e unico dove sono evidenti valori del brand come la parte più importante della nostra identità originaria.


Cuervo y Sobrinos ha presentato una collezione  esclusiva per i veri Cigar Aficionado,  con dei quadranti speciali nei colori Tabaco e design unico.


Ancora una volta Cuervo y Sobrinos unisce la sua raffinata conoscenza dell'orologeria svizzera con la sua grande passione per la lavorazione artigianale per creare una sublime bella collezione ispirata alla vera essenza di L'Avana .

 Cuervo y Sobrinos  SIGARO COLLECTION è disponibile in una edizione limitata, e un packaging speciale e unico Humidor come un omaggio al mondo del sigaro.


 
Il Campionato del Mondo Cigar ha  ospitato veri appassionati di sigari provenienti da 27 paesi, le
persone importanti del mondo dei sigari, produttori di sigari, presidenti e dignitari del club del sigaro del mondo,

Al CSWC hanno  partecipando oltre 90 persone e i 20 migliori fumatori di sigari in tutto il mondo.


Il torneo di qualificazione per il sigaro fumo lento Campionato del Mondo, 6a edizione, che si è svolto a Splitz al Radisson Hotel, è stato vinto da Oleg Pedan, da St Petersburg, in un tempo di 2 ore, 28 min, 0 sec.

Chi porta i pantaloni? di Ileana Munno


" Quando esci per comprarti dei pantaloni, sii carino con te stesso. Se ne provi un paio che ti stanno male, non prenderlo come un fallimento personale. Levateli, rimettili in mano alla commessa ed esci dal negozio a testa alta, continuando a cercare. I pantaloni giusti sono come la persona giusta: prima o poi, arrivano!".Anne Hathaway

Chi è che porta i pantaloni? E' questo uno dei famosi detti che veniva utilizzato nell'epoca precedentemente per differenziare il sesso maschile dal sesso femminile.  Un modo di dire per dimostrare la superiorità, nel rapporto di coppia, dell'uomo rispetto la donna. Con il passare degli anni e grazie a donne come Amelia Bloomer ( continua a leggere per capire ndr ), questo detto è andato via via scomparendo. Ma rimane un dubbio, perché i pantaloni nascono per l'uomo?


LA NASCITA DEI CALZONI
I primi pantaloni fecero la loro comparsa in Persia numerosi secoli prima di Cristo ed era utilizzati soprattutto per la loro comodità nel cavalcare. Entrarono in seguito nell'uso maschile quotidiano nella popolazione romana con il nome di braghe, espressione oggi giorno presente ma raramente utilizzata. Nel corso dei secoli i pantaloni ebbero numerose trasformazioni: negli anni Trenta del XVII secolo il duca di Brunswick, dopo aver visto una compagnia d'attori italiana che recitava indossando pantaloni dei Bisognosi: casacca e un paio di braghe prive di legature sotto al ginocchio e lunghe fino al polpaccio, decise di imitare il modello visto. Dal duca di Brunswick la moda venne interpretata in gran parti della Francia e degli stati limitrofi. La completa diffusione in Europa si deve tuttavia a Luigi XIV, che trasformò il costume maschile da virale a ricco di nastrini e vari tipi di pizzi. A dare un'ulteriore modifica al calzone fu il principe di Galles: Edoardo VII, che casualmente introdusse il risvolto: per non "infangarle", ripiegò le "braghe" sulla caviglia. Diventando così una vera e propria moda. Da Edoardo VII a Marlon Brando quando nel 1953 rese un vero e proprio fenomeno imprenditoriale e modaiolo un nuovo modello di pantalone, il blue jeans Levi Strauss.


LE DONNE E I PANTALONI
Amelia Bloomer nella metà dell'Ottocento fu la prima donna ad indossare i calzoni. Essi erano coperti da un abito fino al ginocchio e ciò nonostante vennero considerati scandalosi all'epoca.
Dalla Bloomer a Coco Chanel, che indossò i pantaloni maschili per le sue giornate a cavallo. Anche quest'ultima venne inizialmente critica per tale scelta, in seguito divenne un esempio di stile grazie alla sua capacità di riuscire ad unire lo stile femminile a capi maschili. Certo è il merito attribuito alla stilista per aver abbattuto il mito dei pantaloni, indossati precedentemente esclusivamente dall'uomo. Ormai il calzone non è più un tabù per la donna, ma basterebbe pensare alle signore più anziane che ancora, nonostante ormai sia diventato al 100% capo del guardaroba femminile, continuano ad indossare unicamente gonne.
ABBOTTONATURA E CERNERIA
I pantaloni dal punto di vista estetico possono avere due tipi d'apertura:

- Abbottonata, come lo stesso nome suggerisce, essa è realizzata attraverso l'utilizzo del bottone. Quest'ultimo è legato a un lembo e funziona in accoppiata con l'occhiello o l'alamaro. Tale caratteristica del pantalone è utilizzata nei pantaloni classici ( spesso lavorati dal sarto ndr ) da uomo e da donna.

- Cerniera, tipo di chiusura che lega due lembi di tessuto. Il primo ad utilizzare un meccanismo simile alla zip, fu l'inventore della macchina da cucire: Elias Howe. Con il passare degli anni questo sistema venne migliorato, fino all'attuale utilizzo. Esso è prettamente utilizzato nei jeans femminili o pantaloni industriali.


IL PANTALONAIO E IL CASO AMBROSI

La figura del pantalonaio è ormai in via di estinzione, esso è riferito al lavorante di sartoria specializzato nella realizzazione di pantaloni. Attualmente in Italia tale lavoro è rappresentato al meglio da Salvatore Ambrosi, erede del laboratorio di famiglia. In tre quarti d'ora il pantalone Ambrosi è pronto per essere provato, realizzato per il 95% a mano, prevede la lavorazione a macchina solo per le cuciture interne delle gambe. In un'intervista per GQ afferma: "Non ho cartamodelli, impazzirei! Qui si taglia direttamente la stoffa dopo aver preso le misure del cliente". Un lavoro che ha condotto il pantalonaio nostrano a vestire principi arabi, magnati asiatici, americani e oligarchi russi.

I PANTALONI OGGI
Attualmente il pantalone non conosce confini, ne alcun tipo di distinzione. Sarà l'inizio di una nuova epoca: "Chi è tra i due che porta la gonna?".


 L'articolo è integralmente tratto dal blog Muse Ispiratrici che ringraziamo per la pubblicazione.


domenica 8 novembre 2015

HISTORIADOR “PEQUEÑOS SEGUNDOS”



  • Ispirato ad un originale e storico design Cuervo y Sobrinos degli anni '50
  • Un vero classico, con una identità inconfondibile
  • Orologio molto elegante e senza tempo
  • Un best-seller in tutto il mondo
  • Quadrante con diverse finiture: "soleil" (grigio e blu), opaline-simile (bianco) o semi-opaco colorazione (nero)
  • Dedicato ai puristi ed esteti





Presentato ai mercati internazionali nel 2010, l’Historiador “PEQUEÑOS SEGUNDOS” (piccoli secondi alle 6) si è distinto subito come modello vincente, capace di soddisfare le ricercate esigenze di un pubblico eterogeneo: collezionisti alla ricerca di valori vintage ma soprattutto consumatori desiderosi di acquisire un prodotto in grado di resistere alle mode effimere.


 il marchio Svizzero di origine Cubana propone due nuovi quadranti: un blu cobalto “soleil” dall’eleganza classica Cuervo y Sobrinos ed un antracite “soleil” dal raffinato sapore antico.

venerdì 6 novembre 2015

Pillole di Eleganza la Pochette.

Oggi parliamo delle borse "pochette", dagli storici modelli super griffati, a quelle più alternative lavorate a mano o con pietre preziose e coralli. Belle? Bellissime. Comode? Un po' meno. Nella pochette, infatti, si può infilare il minimo indispensabile (cellulare, carta di credito e chiavi di casa). Per questo, sono ottime alleate per un aperi-chic in centro, una cena romantica o una serata in disco con le amiche.

In lingua francese significa "tasca". La pochette - da poche, appunto, piccola borsetta senza manico che si tiene tra le mani,  Le donne le adorano, queste micro-borsine che custodiscono mondi, come piccoli scrigni pieni di segreti.

Le origini di questo vezzo, risalgono probabilmente alla Francia del Settecento. In quei tempi, le tasche (poches) non erano cucite ai vestiti delle gentil dame, ma erano sostituite da sacchettini che si appendevano alla vita e da qui deriverebbe anche il nome le evoluzioni di questa borsetta saranno nei secoli tantissime, per poi conoscere il massimo splendore tra gli anni Venti e Trenta. E ovviamente, ancora, nell'età contemporanea. Sempre sotto i riflettori, accessorio imprescindibile della attrici sui tappeti rossi. Innalzata ancora oggi a modello di borsa più elegante quando si trasforma in baguette (lunga e stretta) o in clutch (con chiusura rigida).. La vera essenza della pochette è ben altra, facciamo un viaggio indietro nel tempo: siamo nel Novecento, a cavallo tra gli anni 20 e 30, alla fine della Prima Guerra Mondiale.
In quel periodo, la società è invasa da una forte rivoluzione dei costumi femminili. Le donne, che hanno abilmente sostituito nelle fabbriche i propri uomini impegnati al fronte, diventano consapevoli delle loro potenzialità.

Via le pettinature rigide e gli abiti in stile vittoriano, il gentil sesso prende consapevolezza della propria femminilità e si fascia in abiti sensuali e leggeri. Le pettinature diventano corte, sbarazzine, in poche parole "rivoluzionarie", sono chiamate "Flappers": sono donne indifferenti allo sguardo scandalizzato, che fumano e bevono in pubblico, compiacendosi dell'indignazione di una società troppo acerba perché possa accettare, in questo confusionario momento storico, nasce il mito dei primi cosmetici, del rossetto, delle sigarette e della pochette.
Queste piccole ed (apparentemente)inutili "tasche", hanno cavalcato i decenni, arrivando inalterate ai giorni nostri, invadendo anche il mercato del Vintage.
Quale sia il segreto di una borsa così speciale e unica nel tempo, nessuno può dirlo. O meglio, nessuno può dire che sia uno soltanto. Sono molti gli elementi che contribuiscono a renderla così unica: piccola, preziosa, ultrafemminile. Morbide o rigide, racchiudono un microcosmo di un'eleganza ricercata e mai ostentata; si abbinano con tutto, da una giacca bon ton a un abito da sera con profusione di bijoux; si trovano in ogni materiale, dal più prezioso al più semplice. Adatte quindi a tutte le età, per tutte le occasioni, in ogni stagione. Un ponte ideale tra nuovo e vintage, che rende la pochette molto più di un accessorio. Piuttosto un must have per tutte le donne, convinte del suo spirito chic e sofisticato. Nessuna vuol rinunciare ad averla nel suo armadio.
In un momento di delicato equilibrio sociale, in cui gli uomini soffrono l'eccessiva indipendenza e liberalizzazione dei costumi femminili, la pochette torna alla ribalta e diventa un "must", un accessorio che non può mancare nel guardaroba femminile.
 Le pochette sono in grado di illuminare ogni donna che la indossi, come un gioiello. Non a caso infatti, la nuova tendenza delle grandi griffe è quella di abbinarle a bracciali ed anelli: le mani sono tornate oggetto di grande seduzione e la micro-borsina pare un loro prolungamento, merito anche della sua versatilità. Preziosa,  in pellami ricercati e morbidi, o martellati, ricamata, decorata, o dalle linee essenziali. In grado di arricchire ogni look, dal più semplice al più costruito. Ammessa quindi anche al di fuori dell'abbigliamento da sera, delle occasioni importanti?
Gli stilisti giurano di sì. Queste sofisticate borsine ricordano che la moda è cambiata, è più libera. Nessuna paura di abbinarle alle scarpe o all'abito. Libertà totale, anche nel colore. Naturalmente è il gusto e l'occhio a dettare le regole, ma senza rinunciare al gioco, al divertimento. Del resto, la pochette è una borsettina un po' buffa. Al confine tra la vanità e l'utilità, di certo "costringe" alle cose essenziali, viste le dimensioni ridotte. Ma resta un baluardo di gusto e strappo alle regole, di femminilità e indipendenza.
La più famosa pochette della storia della moda, val la pena ricordarlo, è un vero e proprio inno alla libertà: la 2.55 di Chanel, la mitica mini bag dalla catena dorata e in pelle nera matelassè nata dal genio ribelle e inconfondibile di Mademoiselle Coco - il nome deriva dalla data di nascita, il febbraio 1955 - ha cambiato il corso della storia.
Sintesi di femminismo prima di diventare sinonimo di lusso, perfetta sia per il giorno che per la sera, equilibrio perfetto tra eleganza e carattere, la 2.55 è stata un'idea rivoluzionaria: da quel momento le donne e le loro mani potevano essere impiegate in altre attività, come tenere un drink, fumare in pubblico, o stringere la mano dell'amato.




martedì 3 novembre 2015

PIRATA “BARBANEGRA”

CRONOGRAFO CALENDARIO COMPLETO


Il mitico marchio Cuervo y Sobrinos, originario dell’isola caraibica di Cuba, propone la versione Pirata “Barbanera”  look moderno per il più famoso dei pirati.

Grazie all’innovativo rivestimento DLC (Diamond Like Carbon”) il “Pirata Caribeño” si trasforma nel “bel tenebroso” destinato ad affascinare uomini moderni alla ricerca di orologi sportivi unici e di classe.





Fin dalla sua creazione il Torpedo Caribeño, meglio noto come “Pirata”, ha riscontrato un notevole successo grazie alla propria fortissima identità, design inimitabile e tecnologia d’avanguardia, ispirati all’affascinante percorso storico della pirateria nel XVIII secolo.
Da qui il particolare design che ne richiama alcuni dettagli, tra cui le corone e le corna della cassa, ripresi dalla bocca dei cannoni dei velieri.

Questa creazione prende nome dall’inglese Edward Teach, meglio noto come Barbanera e riconosciuto come il pirata più famoso della storia.
Cuervo y Sobrinos aggiunge un’importante tappa alla sua già ricca storia: il “Barbanera”, proposto nelle versioni cronografo e solo tempo, non lascerà passare inosservato il suo possessore. Estremamente accattivante, sportivo e  virile, il “bel tenebroso” si presenta con un nuovo look completamente nero (ad eccezione degli anelli in titanio che avvolgono la cassa) dato dal rivestimento DLC (Diamond Like Carbon), una tecnologia di colorazione di materiali con la quale si ottengono i migliori risultati di resistenza e durezza.

Il “Barbanegra” è un orologio inequivocabilmente moderno in termini di dimensioni di cassa (43 mm. per entrambe le versioni), costruzione (cassa modulare composta in bronzo, acciaio e titanio) ed estetica: carattere forte, massima leggibilità di quadrante ed identità inimitabile.

Con questa collezione Cuervo y Sobrinos mantiene le promesse annunciate al momento del lancio del “Torpedo Caribeño”, due anni or sono: versatilità, capacità innovative e desiderio di soddisfare i bisogni di un pubblico maschile esigente e sempre alla ricerca di prodotti esclusivi.






domenica 1 novembre 2015

Il Papillon, accessorio senza tempo, elegante e distintivo

Il papillon, considerato comunemente accessorio iconico della moda maschile, fa parte di una lunga storia di trasformazioni sociali, complice di una serie di piccoli rivoluzioni storiche che hanno accompagnato e trasformato l’eleganza nel tempo.

Si tratta essenzialmente di un fiocco, un nodo da cui sfociano due ali simmetriche, geometricamente composto da due triangoli equilateri saldati assieme da un unico elemento centrale.

La provenienza del papillon è sconosciuta, sebbene storicamente se ne attestano alcuni reperti sin dai tempi delle piramidi

.Ciò che appare più evidente è che sia nella moda che nella storia dell’arte, il periodo emblematico del fiocco sia stato certamente il Barocco. Pare che i primi ad usare una forma ancestrale di farfallino furono i mercenari croati durante le guerre di Prussia, questi annodavano un foulard per saldare assieme i lembi della camicia, ma tuttavia pare evidente che questo accessorio sia divenuto elitario grazie al suo sfrenato utilizzo nelle grandi corti francesi, denominato cravate –che significa croato- in rimando proprio alle sue origini.



 Il fiocco, simbolo del XVII secolo e se vogliamo, proprio della Francia dell’epoca, secondo i canoni rigidamente opulenti del tempo, andrà a essere inserito praticamente ovunque, sostituendo dapprima tutte le finiture di scarpe, bottoni e fibbie, fino ad arrivare poi a riempire tutti gli spazi vuoti degli abiti e delle parrucche. La moda lo prediligeva, adornandolo e fortificandolo con pietre preziose e finiture in oro zecchino. Il suo uso, come accessorio della moda maschile verrà facilitato grazie a una piccola rivoluzione tutta italiana.Pare infatti che lo spazio costretto, occupato fino al XVI secolo dalle imponenti  gorgiere, verrà gradualmente soppiantato da colli più leggeri e morbidi, a causa dell’introduzione del pizzo, chiamato anche punto in aria poiché la sua lavorazione consisteva in una serie di fili sciolti adoperati finemente assieme al fine di creare un decoro.


Questa tecnica, inventata originariamente dai veneziani e sottrattagli grazie a un’abile intuizione del ministro Colbert che portò con sé una ventina di lavoranti venete alla corte francese le quali svelarono alle cuginette d’oltralpe il segreto di questa lavorazione che fece la fortuna della Francia nei secoli. Il pizzo era infatti considerato un patrimonio inestimabile, esso poteva valere davvero molto, addirittura anche il costo di un intero castello.


Questo amore spassionato per questa tecnica farà si che dalla gorgiera si passi velocemente a colletti morbidi e lavorati, che, nelle grandi corti,  verranno poi  adornati da sciarpe che avevano il compito di rifinire la scollatura della camicia. Questi foulard, rigirati sul collo due o tre volte, venivano annodati a forma di fiocco sul petto, tempestati da gemme preziose, soprattutto da diamanti e rubini, le pietre più in voga dell’epoca dando vita a splendidi papillon.

Dopo la rivoluzione francese tutti questi elementi decorativi lasceranno posto a un ritorno al classicismo, ne è un esempio lo stile napoleonico, composto da una decisa semplificazione delle linee, dei volumi e un’imponente perdita di accessori bislacchi e scintillanti.

Sarà il dandy a riprendere il concetto di questa ancestrale forma di cravatta papillon che sul finire del XIX secolo verrà comunemente definita ascott.I primi papillon erano infatti delle strisce di tessuto che legate al collo formavano un fiocco, dall’aspetto molto simile a quello dei foulard. Poi, però, la rivoluzione: intorno alla metà del 1880 nacque lo smoking, e con esso anche i moderni farfallini dall’aspetto ordinato ed elegante. Pare che l’invenzione di questa nuova mise si debba al magnate americano del tabacco Pierre Lorillard IV, che nel suo circolo Tuxedo Club introdusse un nuovo modo di vestirsi che ancor oggi è considerato tra i più eleganti: smoking nero, camicia bianca e papillon nero. E il termine “tuxedo” venne scelto, appunto, per identificare in lingua inglese lo smoking, completo che contribuì a mandare in soffitta i frac a coda di rondine ormai considerati demodé 

Gli anni ’20 divennero l’âge d’or del papillon che si impose come icona di stile senza eguali, rivestendo negli anni i colli dei più illustri personaggi del cinema, della musica  e del teatro. Sebbene la cravatta continuasse a rivestire un ruolo socialmente più diffuso, dal dopoguerra in poi esso verrà inteso esclusivamente come accessorio per eventi estremamente eleganti. Negli anni ’70 il cravattino a farfalla fece una breve ricomparsa, ridefinendosi per quel decennio come l’accessorio di stile per eccellenza. Solo ai giorni d’oggi, sul finire degli anni ’10 del duemila, il papillon si è liberato della sua immagine così rigidamente legata al mondo dell’eleganza, diventando un accessorio chic e di uso quotidiano. Complici di questa tendenza i designer contemporanei che hanno rielaborato il cravattino con materiali nuovi e sempre più di tendenza: dal fiocco di ceramica si passa a quello di legno, di seta, ma con stampe colorate e check di ogni sorta, fino a giungere a quello trasparente , traforato o addirittura stampato in 3D.

Arte, sartoria o design? Questo poco importa, che si tratti di hipster, rockstar o di semplici impiegati, ciò che conta è che il papillon è davvero sulla bocca di tutti. E anche sul collo.








lunedì 5 ottobre 2015

Orologi da donna più costosi del mondo per il 2015

Un accessorio che non passa mai di moda è l’orologio da polso, soprattutto se è in un metallo prezioso e adornato da pietre preziose. In realtà questa "classifica" è anche quella degli orologi più belli del mondo: i preziosi segnatempo sono tra gli oggetti che più affascinano per la splendida fattura e per l’utilizzo di materiali molto preziosi.




In questo nuovo capolavoro della Cuervo y Sobrinos la cassa è lavorata con autentica maestria in modo da racchiudere un esclusivo meccanismo Tourbillon finemente decorato e dare forma al profilo di un cannone del 17° secolo con corona che evoca l’inconfondibile forma di un globo terrestre. Il marchio offre prova dell’orologeria nella sua massima espressione grazie al montaggio a mano di tutti i preziosi materiali che compongono la cassa modulare realizzata in oro rosa, titanio e acciaio, scrupolosamente assemblati con due anelli intercambiabili tra l’involucro e la lunetta.Il punto di forza di questo modello è dato dall’unione tra l’aggressività delle anse, che fanno eco alla prua di una nave, e la leggiadra incastonatura con pavé di diamanti. Il prezzo ha richiesta secondo rifinitura personalizzata.


Parmigiani Fleurier Toric Retrograde Perpetual Calendar

Il Fleurier Toric Retrograde Perpetual Calendar Parmigiani è un orologio con display accattivante, una configurazione sfuggente e meccanismi di prima classe. Un bellissimo orologio che ogni donna vorrebbe indossare, con cassa in oro bianco 18 carati, cinturino in pelle e calendario perpetuo con apertura, fase lunare, data retrograda, mese e anno bisestile, che ha un prezzo di 117mila dollari.


Cartier La Dona


L’orologio da polso Cartier La Dona, con cassa trapezoidale bombata con fondello chiuso da quattro viti, corona di carica decorata da zaffiro sfaccettato, vetro zaffiro, quadrante argentè con numeri romani radiali, lancette a spada blu, e bracciale a maglie intrecciate poste in gradazione asimmetrica, ha anche una versione molto costosa realizzata in oro bianco e brillanti. Realizzato per la collezione privata dalla maison, ha un prezzo di 137mila dollari.


Patek Philippe Twenty-4



Il Patek Philippe Twenty-4 è un orologio di medie dimensioni con movimento al quarzo interamente rivestito di con diamanti incastonati, del valore di 300mila dollari. Impermeabile fino ad una profondità di 30 metri, ha cassa è in oro bianco 18 carati, ed è stato creato per la donna moderna, attiva e dinamica.

Jaeger-LeCoultre Reverso Squadra Ice Art



Jaeger-LeCoultre ha creato il Reverso Squadra Ice Art, un orologio da polso da donna tempestato di diamanti e zaffiri. La maison si è ispirata alle magiche atmosfere della laguna di Venezia per realizzare un capolavoro di alta orologeria. 1.300 diamanti e 1.755 zaffiri che fanno volare il prezzo dell’orologio a 390mila dollari.


Richard Mille Caliber RM 019 Celtic Knot Tourbillon


Richard Mile ha pensato alle donne proponendo il modello Caliber RM 019 Celtic Knot Tourbillon, un’opera d’arte che propone il nodo celtico. Questo simbolo, suggerisce che nella vita non ci sono né inizio né fine, di conseguenza, e ci ricorda che lo spirito non ha età, rappresentando quindi la longevità e il ciclo senza fine della nostra esistenza. Edizione limitata a 30 pezzi in oro rosso e oro bianco, ha un prezzo di 465mila dollari.




 Chopard Super Ice Cube


Con 1 milione e 200 mila dollari, il Super Ice Cube è un favoloso orologio da donna, che la prestigiosa casa ginevrina Chopard ha interamente tempestato con 60 carati di diamanti rari con bracciale in oro 18 carati con ulteriori diamanti, resistente ai graffi e all’acqua.

 Cartier Secret La Fenice



L’orologio Secret di Cartier a forma di fenice è il modello più costoso della Maison, ed è uno straordinario componimento artistico, formato da ben 3.010 diamanti taglio brillante per un totale di 80,13 carati, e da due smeraldi per comporre gli occhi. Quarto nella classifica degli orologi da donna più costosi del mondo, ha un prezzo di 2.755mila dollari.




Piaget Emperador Temple



L’azienda svizzera di lusso Piaget ha creato un orologio totalmente ricoperto da 1211 diamanti e brillanti dalla diversa sfaccettatura e taglio, di cui 173 sono incastonati nel quadrante in madreperla, 320 arricchiscono il bracciale e 690 rivestono l’intera cassa. L’Emperador Temple è il terzo orologio più costoso del mondo, e ha un prezzo di 3,5 milioni di dollari.


Graff Diamonds The Fascination


Con un valore di 40 milioni di dollari e 152.96 carati di diamanti bianchi, l’orologio da polso da donna The Fascination di Graff Diamonds è fra i più costosi del mondo. Presentato al Baselworld 2015 come il “più prezioso segnatempo trasformabile del mondo”, può essere indossato anche come un bracciale o anello grazie a sofisticati meccanismi.


Graff Diamonds Hallucination


“Il Graff Diamonds Hallucination è un capolavoro scultoreo, una celebrazione del miracolo dei diamanti colorati” ha commentato Laurence Graff. E in effetti questo è sicuramente uno degli orologi più preziosi e costosi mai creati: 110 carati di pietre preziose che ricoprono interamente il cinturino, il quadrante, la corona, e a ore 12 segna il tempo un diamante bianco. Del valore di 55 milioni di dollari, è un capolavoro di alta gioielleria e orologeria.









domenica 4 ottobre 2015

Bretelle Che Passione di Italo Borrello


Un accessorio che l’uomo di stile non deve e non può trascurare. Ideale per i completi, le bretelle erano in passato declinate in ogni tipo di contesto, da quello rurale al cittadino più formale. Italo Borrello ce le narra con le consuete puntualità ed esperienza. 


Ogni anno l’arrivo dell’autunno rinvigorisce, nell’uomo di stile, il piacere di dedicarsi alla cura del proprio guardaroba. Si effettua il tradizionale “cambio di stagione”, si rispolverano gli abiti più pesanti, se ne verifica lo stato, si programmano nuove e urgenti visite in sartoria, si svolge un attento inventario degli accessori, decidendo le opportune (o necessarie) integrazioni. Sciarpe, guanti, cappelli, maglie e altri complementi essenziali dell’abbigliamento classico ritornano - odorosi di canfora - tra le mani dell’uomo elegante. Dopo aver abbondantemente giocato con i lini e i cotoni della stagione estiva, dopo aver concesso ampio spazio a tenute informali, arricchite da accessori in pelle pregiata, quali mocassini in cuoio o cinture in morbido vitello o sontuoso coccodrillo, si rinnova il piacere di indossare l’abito a giacca, magari a tre pezzi, e, con esso, il gusto di portare le bretelle
.È difficile resistere al fascino di quest’ultimo accessorio, la cui nascita è collocata dagli storici dell’abbigliamento addirittura nel 1700 (l’origine del nome è francese e rimanda al concetto di stringere, premere, intrecciare). Da allora esso è stato declinato in numerosi materiali (cuoio, corda, cotone, velluto, gomma), rispondendo comunque allo scopo di sorreggere e mantenere a un’altezza costante e appropriata non solo i pantaloni maschili, ma anche le gonne femminili.

Le bretelle delle quali ci occupiamo in questo breve scritto sono, ovviamente, quelle destinate ad agganciarsi a bottoni cuciti all’interno dei pantaloni. Riteniamo invece di poter trascurare quelle con la chiusura “a clip”, forse più pratiche ma sicuramente prive di reale interesse dal punto di vista estetico e dell’eleganza maschile. Vale, per esse, lo stesso approccio che induce l’uomo di stile a preferire i bottoni sulla patta dei pantaloni, relegando nel dimenticatoio la chiusura lampo.

Le bretelle consentono di tenere il pantalone perfettamente adagiato lungo la gamba e di fargli toccare la scarpa in un punto costante, indipendentemente dai movimenti e dalla circonferenza della pancia. Il pantalone sorretto da bretelle possiede una grazia e un aplomb unici. Realizzato da un maestro sarto, esso avrà vita alta, due pinces profonde e, per conseguenza, un ampio “mantesino”, un cinturino anch’esso alto e, soprattutto robusto (per evitare antiestetici rovesciamenti), spezzato, sul retro, da uno spacco a “V”. Nel caso di pantaloni da abito completo, sarà opportuno considerare l’ipotesi di eliminare completamente i passanti, onde evitare la tentazione di usare la cintura. Quest’ultima potrà invece essere alternata alle bretelle nel caso di pantaloni destinati a spezzati. Avrà invece campo libero sui pantaloni estivi, da portare con la sola camicia.

I bottoni per l´aggancio delle bretelle, larghi e piatti, saranno applicati all’interno del cinturino. Sulla parte anteriore, uno dei bottoni sarà cucito in corrispondenza della prima pince, mentre l’altro seguirà a una distanza di circa 8-10 cm. Sul retro dei pantaloni, gli attacchi saranno disposti simmetricamente ai due lati dello spacco centrale.


Le bretelle rappresentano un complemento essenziale dell’abito a giacca e, in età classica, costituivano lo strumento pressoché esclusivo per sorreggere i pantaloni. L’immancabile presenza del panciotto, o gilet, tuttavia, le condannava all’invisibilità. Ciò permetteva di agganciarle a bottoni che venivano cuciti sulla parte esterna del cinturino dei pantaloni (cosa che alcune prestigiose sartorie fanno ancora oggi, per alcuni abiti per i quali il panciotto è indispensabile, come il morning coat).

Il tramonto del gilet, più o meno intorno alla metà del secolo scorso, ha determinato il progressivo abbandono delle bretelle in favore della cintura. Ciò si è tradotto, inoltre, nella progressiva discesa del punto vita dei pantaloni al di sotto di quello naturale, fino a far poggiare gli stessi pantaloni addirittura sulle anche. L’avvento dei jeans e, successivamente, dei famigerati pantaloni a vita bassa, ha dato il definitivo colpo di grazia all’armonia e all’eleganza della figura maschile.


Queste linee di tendenza, affermatesi come nuovi codici dell’abbigliamento maschile, non hanno impedito, per fortuna, che il punto naturale di vita dei pantaloni e l’uso delle bretelle sopravvivessero, trovando cultori attenti in ogni parte del mondo. Un contributo meritorio, in questo senso, è venuto dalla cultura anglosassone e, soprattutto, dagli Stati Uniti, dove le bretelle hanno conosciuto momenti di autentica gloria grazie ad alcune sapienti caratterizzazioni nel mondo dello spettacolo: si pensi al Gordon Gekko del film “Wall Street”, la cui figura rimane indissolubilmente legata alle bretelle indossate dall’attore Michael Douglas; o, ancora, al presentatore e “anchor man” Larry King, che ha fatto delle bretelle un tratto distintivo del proprio personaggio televisivo.

Oggi troviamo in commercio svariati tipi di bretelle. Al fine di fornire utili suggerimenti per orientarsi nella scelta, possiamo distinguerle in base agli attacchi, nonché al materiale, alla larghezza della fettuccia e al colore.
Gli attacchi possono essere in cuoio, pelle, budello o tessile. Nel primo caso, le bretelle saranno senz’altro di tono sportivo e accompagneranno egregiamente abiti dello stesso tono, spezzati o nei classici tessuti per l’aria aperta. Sul versante opposto si collocano gli attacchi in tessile, solitamente gros grain, abbinati a bretelle in seta, perfette per abiti più formali. Un discorso a parte va fatto per il budello, bianco o naturale, ormai fuori produzione, che - prima di essere sostituito con più comune pelle bianca o nera - accompagnava splendide bretelle in feltro colorato, molto usate in Inghilterra sotto giacche di tweed o altre lane pesanti e matte. Si tratta delle cd. Boxcloth, le cui fettucce dai colori forti, regolabili sul davanti, sono spesso lasciate disinvoltamente lunghe da molti eleganti.

Quanto al materiale, vi sono bretelle interamente in fibra elastica e bretelle rigide, che hanno l’elastico solo nel tirante posteriore. Se le prime sono molto più comode a indossarsi, considerando che quando ci si siede la tensione delle fettucce può essere fastidiosa, non c‘è dubbio che la palma dell’eleganza vada alle seconde, spesso di seta luminosa e multicolore. Non posso non menzionare il virtuosismo di un elegante dalla simpatia unica, il milanese Francesco Maglia, detto Kino, produttore di ombrelli di qualità eccelsa e appassionato indossatore di bretelle in cuoio intrecciato, realizzate dalla ditta americana Trafalgar ma, a quanto pare, anch’esse non più in produzione.

La larghezza della fettuccia andrebbe posta in relazione con la corporatura, la stagione e il peso del tessuto. In estate, infatti, è preferibile ridurne al minimo lo spessore e la larghezza, in modo da attenuare la sensazione, alquanto fastidiosa, di avere un altro capo addosso, tra la camicia e la giacca. Gli abiti invernali di peso elevato si giovano senz’altro, invece, di bretelle larghe e spesse. Notevole, in questi casi, è l’effetto delle già citate Boxcloth.
Quanto ai colori, non sembrano esservi, nelle scelte dell’uomo di stile, limiti particolari: fantasie, anche azzardate, strisce regimental, tinta unita, tutto è concesso lungo i binari del buon gusto, ovviamente. Non sottovaluterei, ad esempio, il potere benefico sull’umore e sulla sicurezza di sé, di un paio di bretelle in colori forti e decisi, il cui balenare improvviso all’apertura della giacca può riscaldare una grigia giornata o ridimensionare un’avversa circostanza.

E’ diffusa, in molti gentiluomini, la tendenza ad adottare bretelle colorate anche sotto lo smoking. Questo vezzo, che spesso si estende anche alla pochette, non è affatto criticabile, a patto che non se ne abusi. Le bretelle da smoking più corrette, infatti, sono bianche di moiré, cioè con la superficie percorsa da venature simili a quelle del legno, e con attacchi in tessile dello stesso colore. Ciò al fine di mantenere salda e incorruttibile la drammaticità del contrasto bianco/nero di una tenuta in black tie.

Concludiamo, ora, con qualche nome. In seta o in altri materiali, con qualunque tipo di attacco e di larghezza, le bretelle hanno, in tutto il mondo, un riferimento fondamentale nella casa inglese “Albert Thurston”, fondata nel 1820, la quale già nel 1851, in occasione della Grande Esposizione londinese in Hide Park, in piena epoca vittoriana, riceveva una Honourable Mention per l’eccellente qualità dei propri prodotti. La scelta di bretelle, sul sito internet di questa prestigiosissima ditta, è veramente impressionante (www.albertthurston.com ).


Sempre a Londra, nel quartiere St. James, scorrendo le vetrine delle camicerie di Jermyn Street, ancora cariche di attrattive per l’uomo di stile, si potranno trovare splendidi esemplari di boxcloth in tinte unite che vanno dal giallo canarino al rosso vivo, al verde inglese, fino al rosa, al lilla e al viola, colori tanto cari agli eleganti d’oltremanica. Tra gli indirizzi, segnaliamo “New & Lingwood”, al n. 53, “Harvie & Hudson”, ai nn. 77 e 96/97, “T.M. Lewin”, ai nn. 103/106.


In Italia, meritano una menzione speciale le splendide bretelle realizzate da Marinella, a Napoli, con le stesse sete utilizzate per le celebri cravatte.(www.marinellanapoli.it)
Quanto ai negozi specializzati, mi sia consentito citare due indirizzi romani.
Il primo è “Cruciani & Bella”, al n. 34 di Piazza S. Lorenzo in Lucina, uno dei più bei salotti della Capitale. Accolti con cortesia e competenza dall’elegante Danilo Cruciani, vi si possono trovare cravatte e accessori inglesi di qualità eccellente. Vastissima la scelta di bretelle Thurston, i cui colori e abbinamenti sono assortiti in Inghilterra specificamente per Danilo (www.crucianiebella.it).
Il secondo è l’antica Cappelleria “Viganò”, in Via Minghetti, 8, a pochi passi dal Teatro Quirino (oggi intitolato a Vittorio Gassman). Rimasto immutato dai primi del secolo scorso, questo negozio rappresenta - oggi - uno dei pochissimi luoghi, in tutta Italia, in grado di dare all’appassionato un’idea concreta di quanto ricco, raffinato e interessante fosse, una volta, il mondo dell’eleganza classica maschile.

Per la pubblicazione si ringrazia Stile Maschile editore