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martedì 28 novembre 2017

Historiador Pequenos Secundos 135° Anniversario

“Cuervo y Sobrinos – 135 anni di storia, una grande testimonianza”

La gamma Historiador è caratterizzata dalla sua eleganza classica e senza tempo, dalla semplicità delle sue forme e dallo stile vintage. Ciascuno degli orologi di questa collezione è ispirato agli anni '50, con un tocco moderno, di un vecchio modello storico di Cuervo ySobrinos, che conferisce un legame particolarmente stretto con le radici del marchio e la sua affascinante personalità. Ogni pezzo ti trasporta alla magia di terre esotiche, trasudando l'essenza di un passato elegante e distante mentre ti racconta la storia della sua anima latina.

L'Historiador Pequenos Secundos 135° Aniversario è un tributo alla tradizione della marca, ha indici "Baton" e i numeri " 1 3 5" applicati alle ore corrispondenti in onore al 135° anniversario. ne caratterizzano un bestseller mondiale, un vero classico con quadrante "Clous de Paris" nel centro e quattro varianti di colore, piccoli secondi classici alle sei con personalizzazione "Aniversario", data ad ore nove, vetro zaffiro
rialzato tipico degli anni '50.

Cuervo y Sobrinos è orgogliosa di presentare per il suo 135° Anniversario questo modello Historiador, un pezzo iconico della sua collezione, che rende omaggio ad una figura fondamentale per la cultura  ed il recupero della storia di Cuba.

giovedì 12 novembre 2015

Cuervo y Sobrinos Cronometrista Ufficiale del Festival del Sigaro, Campionato del Mondo 2015, 6 ° Edizione

Il primo campionato del mondo per fumatori  sigaro si  è tenuto nel novembre del 2010.


Dopo quattro anni è diventato in tutto il mondo il famoso Festival del Sigaro un evento  in cui le persone condividono un bel momento della vita. E 'un luogo di grande networking e grande opportunità per le nuove amicizie, nuove emozioni. Si tratta di evento con  posti limitati, incentrato sulle persone e sulla qualità, non sulla quantità.



Nel 2015 Cuervo y Sobrinos è diventato il cronometrista ufficiale del Festival del Sigaro, condividendo la stessa passione e le emozioni con cui crea i propri orologi.


Durante il Workshop del Sigaro, Cuervo y Sobrinos ha  fatto una presentazione speciale: "Il più prezioso nella nostra vita è il tempo". La partecipazione a questo evento  esclusivo e unico dove sono evidenti valori del brand come la parte più importante della nostra identità originaria.


Cuervo y Sobrinos ha presentato una collezione  esclusiva per i veri Cigar Aficionado,  con dei quadranti speciali nei colori Tabaco e design unico.


Ancora una volta Cuervo y Sobrinos unisce la sua raffinata conoscenza dell'orologeria svizzera con la sua grande passione per la lavorazione artigianale per creare una sublime bella collezione ispirata alla vera essenza di L'Avana .

 Cuervo y Sobrinos  SIGARO COLLECTION è disponibile in una edizione limitata, e un packaging speciale e unico Humidor come un omaggio al mondo del sigaro.


 
Il Campionato del Mondo Cigar ha  ospitato veri appassionati di sigari provenienti da 27 paesi, le
persone importanti del mondo dei sigari, produttori di sigari, presidenti e dignitari del club del sigaro del mondo,

Al CSWC hanno  partecipando oltre 90 persone e i 20 migliori fumatori di sigari in tutto il mondo.


Il torneo di qualificazione per il sigaro fumo lento Campionato del Mondo, 6a edizione, che si è svolto a Splitz al Radisson Hotel, è stato vinto da Oleg Pedan, da St Petersburg, in un tempo di 2 ore, 28 min, 0 sec.

domenica 4 ottobre 2015

Bretelle Che Passione di Italo Borrello


Un accessorio che l’uomo di stile non deve e non può trascurare. Ideale per i completi, le bretelle erano in passato declinate in ogni tipo di contesto, da quello rurale al cittadino più formale. Italo Borrello ce le narra con le consuete puntualità ed esperienza. 


Ogni anno l’arrivo dell’autunno rinvigorisce, nell’uomo di stile, il piacere di dedicarsi alla cura del proprio guardaroba. Si effettua il tradizionale “cambio di stagione”, si rispolverano gli abiti più pesanti, se ne verifica lo stato, si programmano nuove e urgenti visite in sartoria, si svolge un attento inventario degli accessori, decidendo le opportune (o necessarie) integrazioni. Sciarpe, guanti, cappelli, maglie e altri complementi essenziali dell’abbigliamento classico ritornano - odorosi di canfora - tra le mani dell’uomo elegante. Dopo aver abbondantemente giocato con i lini e i cotoni della stagione estiva, dopo aver concesso ampio spazio a tenute informali, arricchite da accessori in pelle pregiata, quali mocassini in cuoio o cinture in morbido vitello o sontuoso coccodrillo, si rinnova il piacere di indossare l’abito a giacca, magari a tre pezzi, e, con esso, il gusto di portare le bretelle
.È difficile resistere al fascino di quest’ultimo accessorio, la cui nascita è collocata dagli storici dell’abbigliamento addirittura nel 1700 (l’origine del nome è francese e rimanda al concetto di stringere, premere, intrecciare). Da allora esso è stato declinato in numerosi materiali (cuoio, corda, cotone, velluto, gomma), rispondendo comunque allo scopo di sorreggere e mantenere a un’altezza costante e appropriata non solo i pantaloni maschili, ma anche le gonne femminili.

Le bretelle delle quali ci occupiamo in questo breve scritto sono, ovviamente, quelle destinate ad agganciarsi a bottoni cuciti all’interno dei pantaloni. Riteniamo invece di poter trascurare quelle con la chiusura “a clip”, forse più pratiche ma sicuramente prive di reale interesse dal punto di vista estetico e dell’eleganza maschile. Vale, per esse, lo stesso approccio che induce l’uomo di stile a preferire i bottoni sulla patta dei pantaloni, relegando nel dimenticatoio la chiusura lampo.

Le bretelle consentono di tenere il pantalone perfettamente adagiato lungo la gamba e di fargli toccare la scarpa in un punto costante, indipendentemente dai movimenti e dalla circonferenza della pancia. Il pantalone sorretto da bretelle possiede una grazia e un aplomb unici. Realizzato da un maestro sarto, esso avrà vita alta, due pinces profonde e, per conseguenza, un ampio “mantesino”, un cinturino anch’esso alto e, soprattutto robusto (per evitare antiestetici rovesciamenti), spezzato, sul retro, da uno spacco a “V”. Nel caso di pantaloni da abito completo, sarà opportuno considerare l’ipotesi di eliminare completamente i passanti, onde evitare la tentazione di usare la cintura. Quest’ultima potrà invece essere alternata alle bretelle nel caso di pantaloni destinati a spezzati. Avrà invece campo libero sui pantaloni estivi, da portare con la sola camicia.

I bottoni per l´aggancio delle bretelle, larghi e piatti, saranno applicati all’interno del cinturino. Sulla parte anteriore, uno dei bottoni sarà cucito in corrispondenza della prima pince, mentre l’altro seguirà a una distanza di circa 8-10 cm. Sul retro dei pantaloni, gli attacchi saranno disposti simmetricamente ai due lati dello spacco centrale.


Le bretelle rappresentano un complemento essenziale dell’abito a giacca e, in età classica, costituivano lo strumento pressoché esclusivo per sorreggere i pantaloni. L’immancabile presenza del panciotto, o gilet, tuttavia, le condannava all’invisibilità. Ciò permetteva di agganciarle a bottoni che venivano cuciti sulla parte esterna del cinturino dei pantaloni (cosa che alcune prestigiose sartorie fanno ancora oggi, per alcuni abiti per i quali il panciotto è indispensabile, come il morning coat).

Il tramonto del gilet, più o meno intorno alla metà del secolo scorso, ha determinato il progressivo abbandono delle bretelle in favore della cintura. Ciò si è tradotto, inoltre, nella progressiva discesa del punto vita dei pantaloni al di sotto di quello naturale, fino a far poggiare gli stessi pantaloni addirittura sulle anche. L’avvento dei jeans e, successivamente, dei famigerati pantaloni a vita bassa, ha dato il definitivo colpo di grazia all’armonia e all’eleganza della figura maschile.


Queste linee di tendenza, affermatesi come nuovi codici dell’abbigliamento maschile, non hanno impedito, per fortuna, che il punto naturale di vita dei pantaloni e l’uso delle bretelle sopravvivessero, trovando cultori attenti in ogni parte del mondo. Un contributo meritorio, in questo senso, è venuto dalla cultura anglosassone e, soprattutto, dagli Stati Uniti, dove le bretelle hanno conosciuto momenti di autentica gloria grazie ad alcune sapienti caratterizzazioni nel mondo dello spettacolo: si pensi al Gordon Gekko del film “Wall Street”, la cui figura rimane indissolubilmente legata alle bretelle indossate dall’attore Michael Douglas; o, ancora, al presentatore e “anchor man” Larry King, che ha fatto delle bretelle un tratto distintivo del proprio personaggio televisivo.

Oggi troviamo in commercio svariati tipi di bretelle. Al fine di fornire utili suggerimenti per orientarsi nella scelta, possiamo distinguerle in base agli attacchi, nonché al materiale, alla larghezza della fettuccia e al colore.
Gli attacchi possono essere in cuoio, pelle, budello o tessile. Nel primo caso, le bretelle saranno senz’altro di tono sportivo e accompagneranno egregiamente abiti dello stesso tono, spezzati o nei classici tessuti per l’aria aperta. Sul versante opposto si collocano gli attacchi in tessile, solitamente gros grain, abbinati a bretelle in seta, perfette per abiti più formali. Un discorso a parte va fatto per il budello, bianco o naturale, ormai fuori produzione, che - prima di essere sostituito con più comune pelle bianca o nera - accompagnava splendide bretelle in feltro colorato, molto usate in Inghilterra sotto giacche di tweed o altre lane pesanti e matte. Si tratta delle cd. Boxcloth, le cui fettucce dai colori forti, regolabili sul davanti, sono spesso lasciate disinvoltamente lunghe da molti eleganti.

Quanto al materiale, vi sono bretelle interamente in fibra elastica e bretelle rigide, che hanno l’elastico solo nel tirante posteriore. Se le prime sono molto più comode a indossarsi, considerando che quando ci si siede la tensione delle fettucce può essere fastidiosa, non c‘è dubbio che la palma dell’eleganza vada alle seconde, spesso di seta luminosa e multicolore. Non posso non menzionare il virtuosismo di un elegante dalla simpatia unica, il milanese Francesco Maglia, detto Kino, produttore di ombrelli di qualità eccelsa e appassionato indossatore di bretelle in cuoio intrecciato, realizzate dalla ditta americana Trafalgar ma, a quanto pare, anch’esse non più in produzione.

La larghezza della fettuccia andrebbe posta in relazione con la corporatura, la stagione e il peso del tessuto. In estate, infatti, è preferibile ridurne al minimo lo spessore e la larghezza, in modo da attenuare la sensazione, alquanto fastidiosa, di avere un altro capo addosso, tra la camicia e la giacca. Gli abiti invernali di peso elevato si giovano senz’altro, invece, di bretelle larghe e spesse. Notevole, in questi casi, è l’effetto delle già citate Boxcloth.
Quanto ai colori, non sembrano esservi, nelle scelte dell’uomo di stile, limiti particolari: fantasie, anche azzardate, strisce regimental, tinta unita, tutto è concesso lungo i binari del buon gusto, ovviamente. Non sottovaluterei, ad esempio, il potere benefico sull’umore e sulla sicurezza di sé, di un paio di bretelle in colori forti e decisi, il cui balenare improvviso all’apertura della giacca può riscaldare una grigia giornata o ridimensionare un’avversa circostanza.

E’ diffusa, in molti gentiluomini, la tendenza ad adottare bretelle colorate anche sotto lo smoking. Questo vezzo, che spesso si estende anche alla pochette, non è affatto criticabile, a patto che non se ne abusi. Le bretelle da smoking più corrette, infatti, sono bianche di moiré, cioè con la superficie percorsa da venature simili a quelle del legno, e con attacchi in tessile dello stesso colore. Ciò al fine di mantenere salda e incorruttibile la drammaticità del contrasto bianco/nero di una tenuta in black tie.

Concludiamo, ora, con qualche nome. In seta o in altri materiali, con qualunque tipo di attacco e di larghezza, le bretelle hanno, in tutto il mondo, un riferimento fondamentale nella casa inglese “Albert Thurston”, fondata nel 1820, la quale già nel 1851, in occasione della Grande Esposizione londinese in Hide Park, in piena epoca vittoriana, riceveva una Honourable Mention per l’eccellente qualità dei propri prodotti. La scelta di bretelle, sul sito internet di questa prestigiosissima ditta, è veramente impressionante (www.albertthurston.com ).


Sempre a Londra, nel quartiere St. James, scorrendo le vetrine delle camicerie di Jermyn Street, ancora cariche di attrattive per l’uomo di stile, si potranno trovare splendidi esemplari di boxcloth in tinte unite che vanno dal giallo canarino al rosso vivo, al verde inglese, fino al rosa, al lilla e al viola, colori tanto cari agli eleganti d’oltremanica. Tra gli indirizzi, segnaliamo “New & Lingwood”, al n. 53, “Harvie & Hudson”, ai nn. 77 e 96/97, “T.M. Lewin”, ai nn. 103/106.


In Italia, meritano una menzione speciale le splendide bretelle realizzate da Marinella, a Napoli, con le stesse sete utilizzate per le celebri cravatte.(www.marinellanapoli.it)
Quanto ai negozi specializzati, mi sia consentito citare due indirizzi romani.
Il primo è “Cruciani & Bella”, al n. 34 di Piazza S. Lorenzo in Lucina, uno dei più bei salotti della Capitale. Accolti con cortesia e competenza dall’elegante Danilo Cruciani, vi si possono trovare cravatte e accessori inglesi di qualità eccellente. Vastissima la scelta di bretelle Thurston, i cui colori e abbinamenti sono assortiti in Inghilterra specificamente per Danilo (www.crucianiebella.it).
Il secondo è l’antica Cappelleria “Viganò”, in Via Minghetti, 8, a pochi passi dal Teatro Quirino (oggi intitolato a Vittorio Gassman). Rimasto immutato dai primi del secolo scorso, questo negozio rappresenta - oggi - uno dei pochissimi luoghi, in tutta Italia, in grado di dare all’appassionato un’idea concreta di quanto ricco, raffinato e interessante fosse, una volta, il mondo dell’eleganza classica maschile.

Per la pubblicazione si ringrazia Stile Maschile editore




sabato 20 giugno 2015

La leggenda del Mojito e del pirata che l'avrebbe inventato




Il mojito non è solo un cocktail di rhum e menta, non è soltanto una miscela di più elementi che combinati tra loro si trasformano nell'ottima bevanda alcolica che conosciamo tutti. Il Mojito è anche una mistura di storia, tradizione, leggenda e mito. A Cuba piace raccontarla così, la versione su come è nato il Mojito e su chi l'ha davvero inventato. Hemingway l'avrebbe trovata plausibile, a suo tempo.













Sembra l'ennesimo episodio della saga di cui è protagonista Johnny Depp; si potrebbe chiamare: Pirati dei Caraibi - L'origine del Mojito.


Circolano da tanti anni leggende metropolitane, divertenti quanto bislacche, sulla vera o presunta creazione del Mojito, fresca e dissetante bevanda a base di rhum che ancora oggi fa la sua comparsa sui tavoli scricchiolanti dei bar di mezzo mondo.




Gli anziani a Cuba amano ancora raccontare, non senza un sornione sorrisetto sotto i baffi sudati, di quando nel 1536 i Corsari di Francis Drake, britannico pirata al servizio della Regina, tentarono di occupare La Havana al fine di saccheggiarla. Non vi riuscirono, ma durante i giorni di assedio pare che un sottoposto di Drake creò casualmente una bevanda che chiamò Draque in onore di Drake, il suo stimatissimo comandante. La bevanda, gradita da Drake, era a base di "aguardiente" grezzo distillato cubano dell'epoca, lime, zucchero di canna e yerba buena, una particolare menta che cresce solo a Cuba.




Altri invece raccontano che verso la fine del 700 gli schiavi caraibici producevano una bevanda dalla canna da zucchero fatta fermentare. Il nettare si mischiava poi con l'aguardiente per ottenere il "mojo" utilizzato dai curanderos per curare ogni tipo di malattia.





Nel 1862 Don Facundo Bacardi inventava a Santiago de Cuba il rhum, che unendosi con il mojo degli autoctoni diventava una bevanda mai assaporata prima d'ora: il mojito.


Ciò che poi ha reso il mojito famoso è stato un locale che ancora oggi è la storia di Cuba: Bodeguita del Medio, che ha avuto tra i suoi clienti più affezionati tale Mr. Ernest Hemingway, che amava sorseggiare quello che lui definiva il miglior mojito che avesse mai assaggiato.

Mi raccomando: zucchero di canna in fondo al bicchierone, mezzo lime spremuto, tante foglie di menta, pestate poco e non troppo forte. Poi tanto ghiaccio (va bene sia tritato che a cubetti), 2 parti di rhum (rigorosamente bianco) e giù di soda o acqua tonica fino a riempire il bicchiere. Smuovere dal fondo il tutto, mischiando piano.