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venerdì 6 novembre 2015

Pillole di Eleganza la Pochette.

Oggi parliamo delle borse "pochette", dagli storici modelli super griffati, a quelle più alternative lavorate a mano o con pietre preziose e coralli. Belle? Bellissime. Comode? Un po' meno. Nella pochette, infatti, si può infilare il minimo indispensabile (cellulare, carta di credito e chiavi di casa). Per questo, sono ottime alleate per un aperi-chic in centro, una cena romantica o una serata in disco con le amiche.

In lingua francese significa "tasca". La pochette - da poche, appunto, piccola borsetta senza manico che si tiene tra le mani,  Le donne le adorano, queste micro-borsine che custodiscono mondi, come piccoli scrigni pieni di segreti.

Le origini di questo vezzo, risalgono probabilmente alla Francia del Settecento. In quei tempi, le tasche (poches) non erano cucite ai vestiti delle gentil dame, ma erano sostituite da sacchettini che si appendevano alla vita e da qui deriverebbe anche il nome le evoluzioni di questa borsetta saranno nei secoli tantissime, per poi conoscere il massimo splendore tra gli anni Venti e Trenta. E ovviamente, ancora, nell'età contemporanea. Sempre sotto i riflettori, accessorio imprescindibile della attrici sui tappeti rossi. Innalzata ancora oggi a modello di borsa più elegante quando si trasforma in baguette (lunga e stretta) o in clutch (con chiusura rigida).. La vera essenza della pochette è ben altra, facciamo un viaggio indietro nel tempo: siamo nel Novecento, a cavallo tra gli anni 20 e 30, alla fine della Prima Guerra Mondiale.
In quel periodo, la società è invasa da una forte rivoluzione dei costumi femminili. Le donne, che hanno abilmente sostituito nelle fabbriche i propri uomini impegnati al fronte, diventano consapevoli delle loro potenzialità.

Via le pettinature rigide e gli abiti in stile vittoriano, il gentil sesso prende consapevolezza della propria femminilità e si fascia in abiti sensuali e leggeri. Le pettinature diventano corte, sbarazzine, in poche parole "rivoluzionarie", sono chiamate "Flappers": sono donne indifferenti allo sguardo scandalizzato, che fumano e bevono in pubblico, compiacendosi dell'indignazione di una società troppo acerba perché possa accettare, in questo confusionario momento storico, nasce il mito dei primi cosmetici, del rossetto, delle sigarette e della pochette.
Queste piccole ed (apparentemente)inutili "tasche", hanno cavalcato i decenni, arrivando inalterate ai giorni nostri, invadendo anche il mercato del Vintage.
Quale sia il segreto di una borsa così speciale e unica nel tempo, nessuno può dirlo. O meglio, nessuno può dire che sia uno soltanto. Sono molti gli elementi che contribuiscono a renderla così unica: piccola, preziosa, ultrafemminile. Morbide o rigide, racchiudono un microcosmo di un'eleganza ricercata e mai ostentata; si abbinano con tutto, da una giacca bon ton a un abito da sera con profusione di bijoux; si trovano in ogni materiale, dal più prezioso al più semplice. Adatte quindi a tutte le età, per tutte le occasioni, in ogni stagione. Un ponte ideale tra nuovo e vintage, che rende la pochette molto più di un accessorio. Piuttosto un must have per tutte le donne, convinte del suo spirito chic e sofisticato. Nessuna vuol rinunciare ad averla nel suo armadio.
In un momento di delicato equilibrio sociale, in cui gli uomini soffrono l'eccessiva indipendenza e liberalizzazione dei costumi femminili, la pochette torna alla ribalta e diventa un "must", un accessorio che non può mancare nel guardaroba femminile.
 Le pochette sono in grado di illuminare ogni donna che la indossi, come un gioiello. Non a caso infatti, la nuova tendenza delle grandi griffe è quella di abbinarle a bracciali ed anelli: le mani sono tornate oggetto di grande seduzione e la micro-borsina pare un loro prolungamento, merito anche della sua versatilità. Preziosa,  in pellami ricercati e morbidi, o martellati, ricamata, decorata, o dalle linee essenziali. In grado di arricchire ogni look, dal più semplice al più costruito. Ammessa quindi anche al di fuori dell'abbigliamento da sera, delle occasioni importanti?
Gli stilisti giurano di sì. Queste sofisticate borsine ricordano che la moda è cambiata, è più libera. Nessuna paura di abbinarle alle scarpe o all'abito. Libertà totale, anche nel colore. Naturalmente è il gusto e l'occhio a dettare le regole, ma senza rinunciare al gioco, al divertimento. Del resto, la pochette è una borsettina un po' buffa. Al confine tra la vanità e l'utilità, di certo "costringe" alle cose essenziali, viste le dimensioni ridotte. Ma resta un baluardo di gusto e strappo alle regole, di femminilità e indipendenza.
La più famosa pochette della storia della moda, val la pena ricordarlo, è un vero e proprio inno alla libertà: la 2.55 di Chanel, la mitica mini bag dalla catena dorata e in pelle nera matelassè nata dal genio ribelle e inconfondibile di Mademoiselle Coco - il nome deriva dalla data di nascita, il febbraio 1955 - ha cambiato il corso della storia.
Sintesi di femminismo prima di diventare sinonimo di lusso, perfetta sia per il giorno che per la sera, equilibrio perfetto tra eleganza e carattere, la 2.55 è stata un'idea rivoluzionaria: da quel momento le donne e le loro mani potevano essere impiegate in altre attività, come tenere un drink, fumare in pubblico, o stringere la mano dell'amato.




venerdì 21 agosto 2015

10 lezioni di stile che ci ha trasmesso Audrey Hepburn & Il tubino nero è per sempre

Cambiano le mode, gli outfit, le forme ed i colori in passerella, ma c’è una cosa che non cambia mai. La classe, quella vera, non teme il passare del tempo: così ancora oggi le lezioni di Audrey Hepburn, vera e propria icona di stile, sono più attuali che mai. Tra le sue caratteristiche più apprezzate, la capacità d iessere femminile in ogni contesto e di sentirsi sempre a proprio agio.
Oggi abbiamo pensato di raccogliere 10 lezioni di stile senza tempo che Audrey Hepburn ci ha trasmesso
Spesso, gli outfit più semplici sono proprio quelli di cui abbiamo bisogno – Non bisogna sempre farsi rubare la scena da accessori ed abiti d’effetto, tutto quello che serve è già a portata di mano.
guanti rendono un outfit più sofisticato – Alcuni dei look più apprezzati di Audrey sono diventati iconici proprio grazie al tocco in più di un paio di guanti.
Un sorriso può davvero fare la differenza – Avete notato come in molte delle sue foto, ad attirare l’attenzione è anzitutto il suo sorriso? Il resto viene poi.


Non bisogna avere paura dei capi dal taglio maschile - Anche con un outfit apparentemente poco femminile, il fascino di Audrey Hepburn rimane immutato.
Non sono sempre necessari i tacchi per fare colpo – Chi l’ha detto che per sentirsi davvero femminili sono necessari un paio di tacchi vertiginosi? Alcuni dei look più amati della Hepburn includono calzature semplici (e nessun paio di trampoli).



Gli occhiali da sole stanno bene praticamente su tutto – Questo vale anche per gli outfit più eleganti, come dimostrano i fotogrammi di Colazione da Tiffany.
Non è vero che un costume da bagno a due pezzi è sempre più sexy – Anche con un semplicissimo costume intero potete attirare l’attenzione.
Mai sottovalutare l’importanza del makeup occhi – L’eyeliner messo nel modo giusto può rendere un look più speciale.
Ogni tanto bisogna anche osare – Che sia un cappello, una maglia o qualsiasi altro accessorio, concedetevi il privilegio di stupirvi e di stupire. Anche i capelli corti sanno essere molto femminili – La chiave sta nel sentirsi a proprio agio, sempre.



Il Tubino Nero:
E’ proprio vero il tubino nero è per sempre.Il tubino nero si adatta a qualsiasi forma del corpo
  • che siate a clessidra, a mela, a triangolo, poco importa…Lui sarà sempre pronto a valorizzare la nostra silhouette e a conferirci fascino, eleganza e una irresistibile femminilità.
Tropicana di Cuervo y Sobrinos 1882
Lo si può indossare al lavoro, a una festa più o meno formale o a un matrimonio senza mai essere fuori luogo, ma sempre eleganti e sofisticate. Grazie alla semplicità delle sue linee, che fasciano il nostro corpo con grazia, il tubino nero potrà essere impreziosito con gli accessori più disparatiPotremo quindi dare sfogo alla nostra fantasia con una bella stola, una borsa dai colori più o meno accessi senza mai sbagliare, perchè si armonizzeranno perfettamente.

  • Impossibile farne a meno!
  • In ultimo, ma non per ultimo, ancora una piccola lezione di stile che non dovremmo mai dimenticare: a volte bisogna non prendersi troppo sul serio!

martedì 18 agosto 2015

TROPICANA Una storia di glamour e bellezza


Nel jet-set degli anni ’50, il Tropicana era al culmine della notorietà tra coloro che appartenevano all'alta società di Cuba. Frequentato da personalità quali Marlon Brando, Ernest Hemingway, Rita Hayworth, e J.F.K., per nominarne alcuni. Il Tropicana è stato un mito dello spettacolo Latino che insieme a Folies Bergère accoglieva uno stile e un’atmosfera di charme, comune a due continenti opposti.

La bellezza femminile era esaltata da addobbi e trucchi che riprendevano linee di Art Deco che ne accrescevano la loro attrattiva.
Da qui nasce l’ispirazione per il disegno del quadrante, che inoltre riprende le incisioni finissime di Art Deco che rievocano gli interni della cassaforte della boutique di Cuba.
Il nuovo Lady vuole rilanciare la bellezza complicata con linee curve e slanciate verso l’alto che erano state riprese dai costumi delle stupende donne del Tropicana.

La nuova linea lady "Tropicana" di Cuervo y Sobrinos è sviluppata in cinque differenti versioni di quadrante dove a fare da “Star” é la polvere di diamante utilizzata per enfatizzare il decoro.  Il materiale di base è la madreperla per la versione bianca mentre la ricercata versione nera con polvere di diamanti bianchi o neri è realizzata in uno splendido quadrante “soleil”.
Questi capolavori sono ospitati in una cassa in acciaio delicatamente incastonata di diamanti bianchi o di rubini o zaffiri in sintonia con la polvere di diamante del decoro.

La decorazione del quadrante prosegue fino al cinturino per non lasciare nulla al caso. Il cinturino in pregiata pelle, a lavorazione esclusivamente artigianale, presenta un inserto intagliato finemente che riproduce le linee del decoro del quadrante nelle rispettive colorazioni.

Il Tropicana è senza dubbio un inno alla bellezza femminile e al glamour.



giovedì 6 agosto 2015

RUM, CADILLAC E MUSICA : di Samanta Colombo


Acque cristalline, una natura rigogliosa, architetture raffinate e una vita culturale vivace: tutto questo è Cuba, isola dai mille volti nel cuore dei Caraibi, da scoprire in ogni suo angolo. 







Adagiata nel cuore dei Caraibi, Cuba è un’isola dai mille volti, crocevia di culture e insieme di paesaggi dissimili, in grado di dar vita a uno dei luoghi più incantevoli del mondo. Sono gli oltre 600 chilometri di spiagge che scivolano lungo la costa a colpire per primi, gli stessi che hanno conquistato gli esploratori europei approdati qui cinque secoli fa. In questa distesa all’apparenza infinita, la provincia di Holguín, nella parte occidentale dell’isola, accoglie i riflessi dorati della sabbia di Guardalavaca e di Playa Esmeralda, poco distanti dalla barriera corallina. Al lato opposto dell’isola lo spettacolo non è da meno: nell’area di Matanzas è infatti possibile lasciarsi accecare dal bianco della spiaggia di Varadero, a più voci definita come una delle più affascinanti del mondo. Lungo queste coste non è improbabile scoprire la compagnia dei delfini: tutte caratteristiche che fanno del turismo la vocazione principale dell’area.

Accanto alle spiagge non va tuttavia dimenticato il patrimonio naturale dell’isola caraibica, tra cui i parchi naturali nei quali la vegetazione cresce rigogliosa, come l’arcipelago di Jardines del Rey, che ha ispirato anche la penna di Ernest Hemingway per il suo Isole nella corrente. Tra dune sabbiose e mangrovie lussureggianti, fenicotteri e acque cristalline, in queste terre immerse nell’Atlantico si approda sull’isolotto calcareo di Cayo Largo, con le sue aree naturali e protette.

Il mare di Cuba non presenta tuttavia solo una gamma di sfumature che vanno dal celeste diafano al turchese più intenso, ma anche una fauna prosperosa: le acque calde dei Caraibi a sud, quelle dell’Atlantico a nord e il vicino Golfo del Messico, con la sua corrente tiepida, accolgono coralli multicolore, crostacei, tartarughe marine, una miriade di specie ittiche e persino alcuni lamantini.
In questa natura incomparabile, la storia ha lasciato a Cuba tracce tangibili e variegate, un caleido-scopio di stili artistici e architettonici. Basti pensare a Baracoa, la città più antica che con le sue case coloniali, domina solitaria la punta nordorientale, protetta da foreste vergini e dall’altopiano di El Yunque, mentre nelle sue strade risuona il changüí (musica che fonde la tradizione spagnola con le percussioni africane). L’eleganza coloniale fa mostra di sé anche a Camaguey: il centro storico è un intrico di strade nelle quale sono incastonate chiese barocche e statue uniche, con una particolarità: i tinajones, tipici vasi di terracotta, utilizzati in origine per la raccolta dell’acqua piovana e disseminati in ogni angolo.

Sulla costa meridionale, in quella Santiago de Cuba dove nel 1953 si è accesa la miccia della Revolución, si erge invece l’imponente castello di El Morro, poco lontano da una delle mete di pellegrinaggio più rinomate dell’isola, la basilica di Nuestra Senora de la Caridad del Cobre. Diversa l’atmosfera a Santa Clara, dove ha sede il Mausoleo Che Guevara che custodisce le spoglie del Che e dei suoi compañeros caduti in Bolivia con altri combattenti.






Se la storia dell’isola cubana si dipana tra contraddizioni ed è in grado di generare in chi vi si accosta le opinioni più disparate, esattamente come i suoi sempre mutevoli paesaggi, nondimeno è vivace la sua vita culturale. Ad esempio, è possibile entrare in contatto con la musica più viscerale, solo varcando la soglia delle numerose Casa de la trova, una tradizione antica di voci e chitarre, che vede tra i suoi maggiori esponenti un’artista come Compay Segundo. Questa vivacità non può che esprimersi al meglio nella capitale: L’Avana non èuna semplice città, bensì un ricettacolo di cultura. Separata dal mare dalla lunga via del Malécon, il viale su cui da un lato si affacciano le antiche case e dall’altro s’infrangono i flutti del Golfo,è essa stessa l’essenza di Cuba. Dalle viuzze de L’Avana  Vecchia, patrimonio Unesco con ben un migliaio di monumenti concentrati nelle sue vie, fino alla periferia, sono le strade a pulsare di vita: automobili anni Cinquanta, echi di musica e passi di danza si fondono tra negozi di libri e locali di ogni tipo dove sorseggiare un mojito nella sua terra natia. L’Avana è uno dei centri culturali più ferventi dei Caraibi e del mondo intero, che custodisce sì la propria storia secolare e celebra la rivoluzione, ma pure guarda al futuro. E questa è un’altra delle caratteristiche di Cuba, una sorta di energia senza fine, una fucina creativa vitale e inesauribile, palpabile in ogni dove.

giovedì 25 giugno 2015

Historiador Flameante

“Il fascino dell’extrapiatto in versione
 Cuervo y Sobrinos”

La Storia è un valore fondamentale, per Cuervo y Sobrinos. Il Marchio elvetico dall’anima latina trova nei propri archivi una fonte inesauribile di ispirazione, e pervade le proprie collezioni di uno stile “classico” senza tempo, in cui interpreta con personalità forme e modelli del passato.
L'Historiador Flameante  prende spunto da un esemplare d’epoca: un orologio extrapiatto creato da Cuervo y Sobrinos negli anni Cinquanta, ieri come oggi simbolo di assoluto buon gusto ed estrema eleganza.
L' Historiador Flameante ne rielabora con sensibilità moderna il design squisito e l’armonia formale, rivelando al contempo il know-how e le competenze tecniche della Casa.
Il nome deriva dalla particolare lavorazione del quadrante, una decorazione preziosa ed
esclusiva dall’effetto fiammeggiante (“flameante”, in spagnolo).
Il sottilissimo movimento meccanico a carica manuale con piccoli secondi, che misura solo 2,5 mm di spessore, è alloggiato in una raffinata cassa dalle perfette proporzioni (40 mm di diametro x 6,2 mm di spessore).
Dal fondello in vetro zaffiro è possibile ammirarne le accurate finiture: la platina decorata a Côtes de Genève, il ponte del ruotismo con trattamento antracite, le viti azzurrate. La scritta “Testimony of style since 1882”, incisa attorno al calibro, sottolinea la classe impeccabile che da sempre contraddistingue lo stile Cuervo y Sobrinos.
Completa il look un pregiato cinturino in alligatore della Louisiana.
Con la sua rigorosa ricercatezza tecnica ed estetica, l’Historiador Flameante è destinato a
entusiasmare i più appassionati cultori della bella orologeria meccanica.


sabato 20 giugno 2015

La leggenda del Mojito e del pirata che l'avrebbe inventato




Il mojito non è solo un cocktail di rhum e menta, non è soltanto una miscela di più elementi che combinati tra loro si trasformano nell'ottima bevanda alcolica che conosciamo tutti. Il Mojito è anche una mistura di storia, tradizione, leggenda e mito. A Cuba piace raccontarla così, la versione su come è nato il Mojito e su chi l'ha davvero inventato. Hemingway l'avrebbe trovata plausibile, a suo tempo.













Sembra l'ennesimo episodio della saga di cui è protagonista Johnny Depp; si potrebbe chiamare: Pirati dei Caraibi - L'origine del Mojito.


Circolano da tanti anni leggende metropolitane, divertenti quanto bislacche, sulla vera o presunta creazione del Mojito, fresca e dissetante bevanda a base di rhum che ancora oggi fa la sua comparsa sui tavoli scricchiolanti dei bar di mezzo mondo.




Gli anziani a Cuba amano ancora raccontare, non senza un sornione sorrisetto sotto i baffi sudati, di quando nel 1536 i Corsari di Francis Drake, britannico pirata al servizio della Regina, tentarono di occupare La Havana al fine di saccheggiarla. Non vi riuscirono, ma durante i giorni di assedio pare che un sottoposto di Drake creò casualmente una bevanda che chiamò Draque in onore di Drake, il suo stimatissimo comandante. La bevanda, gradita da Drake, era a base di "aguardiente" grezzo distillato cubano dell'epoca, lime, zucchero di canna e yerba buena, una particolare menta che cresce solo a Cuba.




Altri invece raccontano che verso la fine del 700 gli schiavi caraibici producevano una bevanda dalla canna da zucchero fatta fermentare. Il nettare si mischiava poi con l'aguardiente per ottenere il "mojo" utilizzato dai curanderos per curare ogni tipo di malattia.





Nel 1862 Don Facundo Bacardi inventava a Santiago de Cuba il rhum, che unendosi con il mojo degli autoctoni diventava una bevanda mai assaporata prima d'ora: il mojito.


Ciò che poi ha reso il mojito famoso è stato un locale che ancora oggi è la storia di Cuba: Bodeguita del Medio, che ha avuto tra i suoi clienti più affezionati tale Mr. Ernest Hemingway, che amava sorseggiare quello che lui definiva il miglior mojito che avesse mai assaggiato.

Mi raccomando: zucchero di canna in fondo al bicchierone, mezzo lime spremuto, tante foglie di menta, pestate poco e non troppo forte. Poi tanto ghiaccio (va bene sia tritato che a cubetti), 2 parti di rhum (rigorosamente bianco) e giù di soda o acqua tonica fino a riempire il bicchiere. Smuovere dal fondo il tutto, mischiando piano.





sabato 13 giugno 2015

HISTORIADOR CRONÓGRAFO LANDERON

Classico e distintivo



Se esiste un marchio al quale non manca la tradizione e la storia da raccontare, quello è Cuervo y Sobrinos. Perfino nelle sue creazioni più innovative, il marchio non perde mai di vista le sue origini e la sua originale personalità, che miscela sapientemente l’anima latina e l’arte orologiera svizzera.

Con la famiglia Historiador Cronógrafo, Cuervo y Sobrinos rinnova uno dei modelli storici più caratteristici. Ispirato a un modello originale Cuervo y Sobrinos degli anni ‘50, Historiador Cronógrafo ha uno stile classico senza tempo e un design distintivo sottolineato dalle caratteristiche anse.

Un cronografo elegante, dedicato a un pubblico raffinato ed esigente alla ricerca di creazioni di lusso che resistano alle mutevoli mode del momento. I cronografi Cuervo y Sobrinos sono caratterizzati da un tocco vintage sottolineato dal diametro della cassa (41 mm), dal design grafico tipico dei quadranti anni ‘50 e dal vetro zaffiro bombato (in passato questi cristalli erano realizzati in esalite).

Historiador Cronógrafo Landeron in oro rosa 18 ct ha due quadranti classici con scala tachimetrica e un quadrante bianco smaltato. Il movimento è a carica manuale vintage Landeron con funzione cronografo 45 minuti e secondi centrali.

Historiador Cronógrafo Landeron è una riedizione limitata di 50 esemplari di un antico modello Cuervo y Sobrinos degli anni ‘50. Per evidenziare l’importanza di questo orologio e trasformare ogni modello in un pezzo unico e di grande valore è stato utilizzato un movimento esclusivo vintage creato negli anni ‘50.
I movimenti sono stati completamente e attentamente restaurati e decorati pezzo per pezzo da Cuervo y Sobrinos. Il risultato è un capolavoro, un classico diventato l’orgoglio della casa, una delizia per quei pochi che potranno godere della sua bellezza.

Edizione limitata di 50 pezzi.





sabato 6 giugno 2015

Marilyn Vs Bella Darvi di Nicola Leoni


 Una storia poco conosciuta, una rivalità nel cuore dell’epoca d’oro hollywoodiana, quando ancora esistevano divi e dive inarrivabili che spesso celavano, dietro la luminosità del grande schermo, episodi di drammatica umanità.



 Nel 1953 Marilyn Monroe era la diva più famosa del mondo e il sex-symbol più desiderato di Hollywood: ogni suo film era un successo assicurato, la sua vita veniva letteralmente monitorata dalla stampa e il pubblico le tributava un’adorazione incondizionata. Tutti i sogni e i desideri di Marilyn sembravano essersi avverati e le delusioni e le umiliazioni dimenticate. Apparentemente, non potevano esserci momenti più preziosi e fugaci. In realtà la Monroe era angustiata dalla direzione che la sua carriera stava prendendo. Nonostante avesse messo in luce qualità di attrice spiritosa e sofisticata in commedie e musical, Marilyn era consapevole di essere apprezzata solo per lo charme e la straordinaria presenza scenica, e di aver raggiunto una fama planetaria grazie al personaggio della bomba sessuale al platino che le era stato modellato addosso. Per evitare di restare intrappolata in un cliché, aveva più volte pregato la sua casa di produzione, la 20th Century Fox, di assegnarle ruoli drammatici, ma lo studio aveva mostrato una totale indifferenza: alla mancanza di fiducia nelle doti recitative della Monroe si era aggiunto il secco rifiuto del capo della Fox, Darryl F. Zanuck, di rovesciare un’impostazione che sembrava funzionare a meraviglia. Marilyn non si era arresa e aveva preso a brigare per ottenere una parte nella megaproduzione di Michael Curtiz, The Egyptian, che nelle intenzioni di Zanuck sarebbe dovuto essere il film più prestigioso mai realizzato dalla Fox.
Il personaggio che l’attrice desiderava interpretare era quello di Nefer, la micidiale prostituta babilonese che conduce alla dannazione dei sensi e al disfacimento morale il giovane e ingenuo Sinuhe, un medico dell’Antico Egitto in cerca della verità. Quando Marlon Brando manifestò interesse per il ruolo di Sinuhe, l’entusiasmo di Marilyn raggiunse il parossismo. La radiosa bellezza bionda della Monroe poteva sembrare inadatta a un film ambientato ai tempi del faraone Akhenaton. In verità, in alcune sessioni fotografiche con Milton Greene, Marilyn mostrò una duttilità sorprendente nell’assumere le sembianze di una grande varietà di personaggi, dall’indovina alla santa, e, davanti all’obiettivo di Richard Avedon, si trasformò con abilità camaleontica in Clara Bow, Jean Harlow, Marlene Dietrich, Lillian Russel e Theda Bara.

La metamorfosi in Theda Bara, in particolare, riuscì talmente bene che agli occhi di un osservatore inconsapevole la Monroe, ritratta con una parrucca nera e un intrigante abito egizio, ancora oggi risulta irriconoscibile.



La campagna di Marilyn per interpretare Nefer fallì per eventi che nulla avevano a che fare con il misconosciuto eclettismo e le inespresse potenzialità della bionda attrice. Nell’estate del 1951, durante un viaggio in Europa, Darryl F. Zanuck e sua moglie Virginia avevano conosciuto a Parigi una vivace ed esotica brunetta dagli occhi verdi, Bayla Wegier. Frequentandola, gli Zanuck avevano appreso che Bayla Wegier era un’ebrea polacca scampata miracolosamente ai campi di concentramento di Osnabriick e di Auschwitz, era reduce da un divorzio con un ricco industriale e stava andando alla deriva tra bar e casinò. Complice la suggestione delle traversie della ragazza, gli Zanuck si erano infatuati di Bayla e avevano maturato la convinzione che avrebbe potuto sprigionare dal grande schermo il medesimo appeal di Greta Garbo. Avevano pagato gli ingenti debiti che la Wegier aveva contratto al tavolo da gioco, l’avevano condotta a Hollywood e alloggiata nel cottage riservato agli ospiti della loro faraonica villa a Santa Monica e l’avevano preparata per il lancio nel firmamento delle star con il nome di Bella Darvi, combinazione dei nomi dei mentori dell’aspirante diva: ‘Dar’ da Darryl e ‘vi’ da Virginia. Ben presto la voce di un ménage à trois tra Bella e gli Zanuck aveva cominciato a circolare tra gli addetti ai lavori della Mecca del Cinema.


Nonostante un provino in CinemaScope avesse rivelato una totale mancanza di talento da parte della ragazza, Darryl F. Zanuck, che nel frattempo aveva aggiunto al ruolo di pigmalione quello di amante, aveva fatto debuttare Bella Darvi nel film Hell and High Water, con esito non entusiasmante. Determinato a dimostrare che la Darvi sarebbe diventata la più grande stella dello showbiz, la scritturò per l’ambito ruolo della seducente cortigiana di Babilonia nel colossal The Egyptian. Marilyn, scartata per la parte di Nefer, fu ingaggiata per The River of No Return, western di scarso valore e facilmente dimenticabile, che la Monroe avrebbe in seguito liquidato come «un film di cowboy di serie B».



The Egyptian uscì nelle sale cinematografiche nel 1954 e, nonostante il forte impegno produttivo, la meticolosa accuratezza storico-iconografica e il massiccio battage pubblicitario, non ebbe un grande successo commerciale e artistico. I lettori dell’omonimo bestseller del finlandese Mika Waltari, da cui il film era stato tratto, si dichiararono delusi della trasposizione cinematografica, priva delle sfumature filosofiche ed esistenziali del romanzo. Critiche al vetriolo non vennero lesinate a Bella Darvi, che aveva abborracciato un’interpretazione della femme fatale ai limiti del ridicolo. Affetta da blesità e con un forte accento polacco, la Darvi pronunciò le battute in modo non sempre intelligibile. Marlon Brando, che aveva accettato il ruolo di protagonista di The Egyptian, aveva abbandonato il progetto all’ultimo momento proprio a causa dell’imperizia della Darvi ed era stato sostituito in corsa dal poco noto Edmund Purdom. Il biografo Darwin Porter ricostruisce così gli eventi che portarono alla defezione dell’attore: Bella Darvi si sarebbe presentata senza preavviso a casa di Marlon Brando due giorni prima dell’inizio delle riprese di The Egyptian e avrebbe snocciolato l’intero elenco delle sue passate sventure. Brando l’avrebbe pazientemente ascoltata, versandole da bere un bicchiere di scotch dopo l’altro. La serata si sarebbe conclusa nella camera da letto di Marlon e, il mattino seguente, Bella se ne sarebbe andata di buon’ora per recarsi allo studio. Qualche ora più tardi Brando avrebbe rivelato all’attore Sam Gilman i dettagli della notte trascorsa con la Darvi: «So che Zanuck ha una cotta per Bella, ma lei non è proprio in grado di recitare. Abbiamo fatto finta di fare una scena insieme. È un caso senza speranza. Non posso credere che Zanuck sia talmente innamorato da non rendersi conto che quella cagna non solo è strabica, ma ha anche una pronuncia blesa e un marcato accento straniero. Il pubblico americano non capirà una sola parola di ciò che dirà. Parla in modo impastato. Naturalmente questa potrebbe essere una conseguenza di tutti gli scotch che ha mandato giù. Uno che borbotta in un film - vale a dire me - è già abbastanza. Inoltre Bella ha il peggior fiato da ubriaca che mi è capitato di sentire da quando mi sono avvicinato a Joan Crawford. Per nessuna ragione al mondo reciterò con lei. La prima cosa che farò domani sarà dire a Zanuck che sono fuori dal film».

Con buona pace dei critici americani e di Marlon Brando, Bella Darvi ottenne dalla stampa estera il premio Golden Globe come ‘migliore attrice debuttante’ del 1954 e, nel corso della medesima cerimonia, svoltasi nello sfarzoso Club Del Mar di Santa Monica, vennero assegnati il Golden Globe alla carriera a Darryl F. Zanuck e il Golden Globe come ‘attrice più famosa del mondo’ a Marilyn Monroe, che nello stesso 1954 si era riconfermata regina del box-office con il già citato e mediocre The River of No Return, miscela di grandiosità e cliché da Far West.
Forte del suo successo commerciale, Marilyn creò una casa di produzione indipendente per esercitare un controllo artistico sulla sua carriera. Irritato dal tentativo della Monroe di rendersi autonoma, Zanuck le ricordò il vincolo contrattuale con la Fox e le ingiunse di partecipare alla realizzazione della commedia How to Be Very, Very Popular. Marilyn rifiutò di interpretare ancora una volta il personaggio ormai stereotipato della bionda formosa e sciocca e Zanuck, furente, la sospese immediatamente. Lasciando i suoi legali alle prese con lo studio, la Monroe partì alla volta di Manhattan, il cuore pulsante del teatro americano, per iscriversi all’Actors Studio e realizzare il suo sogno di diventare un’attrice impegnata.
Mentre Marilyn inaugurava a New York una nuova fase della sua carriera, la Darvi toccava il fondo. Malgrado fosse ormai evidente che Bella non aveva la stoffa della diva, Zanuck la scritturò per un nuovo film, The Racers. Fu il terzo e ultimo fiasco di Bella Darvi a Hollywood. Virginia Zanuck, quando seppe che la ragazza aveva istigato Darryl, completamente ubriaco, a esibirsi in una serie di acrobazie su un tavolo del night club Ciro’s, buttò la Darvi fuori di casa. Il matrimonio degli Zanuck andò in frantumi e Darryl partì con Bella per l’Europa, dove intendeva continuare a promuovere la carriera dell’amante con pellicole indipendenti, ma a Parigi scoprì che la Darvi era bisessuale e troncò la relazione. Bella apparve senza successo in una manciata di mediocri film francesi e italiani e già al principio degli anni Sessanta la sua carriera cinematografica poteva dirsi conclusa. Cercò di scrivere un libro di memorie, Why I Never Worked with Marlon Brando and Other Tales of Hollywood, ma non riuscì ad andare oltre il primo capitolo. Con la vita personale e professionale in crisi, la Darvi non aveva più niente a cui aggrapparsi. Iniziò a cadere in una sempre più profonda spirale di depressione, segnata dall’abuso di alcol e droghe e dall’ossessione compulsiva per il gioco d’azzardo. Prese a vagabondare da un casinò all’altro, perdendo una fortuna. Quando, per saldare i debiti accumulati al tavolo verde, fu costretta a vendere gioielli, pellicce, abiti e persino due barboncini, Bella tentò di uccidersi per la prima volta. Zanuck accorse al suo capezzale, ma quando la Darvi, riavutasi, ripiombò nel vortice dell’azzardo, il produttore la abbandonò definitivamente. Dopo altri due tentativi di suicidio sventati, Bella, nel settembre del 1971, riuscì nel suo intento, lasciando aperto il gas nel minuscolo appartamento di Monte Carlo dove viveva. Fu trovata morta solo una settimana dopo il decesso, in stato di decomposizione.

 Bella Darvi costituisce la dimostrazione di come lo star-system possa mantenere ed esaltare una star, ma non fabbricarla: risposta a un bisogno di tipo affettivo o mitico, una star è una divinità creata dal pubblico. Undici anni dopo la morte della Darvi, François Truffaut scrisse: «Contrariamente a quel che crede la gente, non sono i produttori o i registi a creare le star, ma il pubblico. Nei primi anni Cinquanta il capo della 20th Century Fox, Darryl F. Zanuck, offriva i ruoli migliori alla sua amante Bella Darvi, ma i film che realizzò con lei furono tutti dei fiaschi. Nella stessa casa di produzione c’era una stock-girl alla quale non affidavano che ruoli secondari, ma ogni sua apparizione sul grande schermo suscitava l’entusiasmo del pubblico in ogni angolo d’America. Così, malgrado la Fox, Miss Monroe divenne Marilyn».
Marilyn è ancora oggi la più fulgida tra le star; ma anche la sua vita finì in tragedia, proprio come quella di Bella Darvi

 Si ringrazia per la pubblicazione Stile Maschile

martedì 2 giugno 2015

HISTORIADOR DOBLE HORA

Senza tempo, elegante e distintivo

Per la creazione di questo nuovo capolavoro Cuervo y Sobrinos ha attinto ancora una volta alla sua conoscenza degli orologi meccanici classici e alla competenza dei suoi mastri orologiai. Il modello Historiador Dual Time si ispira alla raffinata sensibilità cosmopolita che permeava l’Avana negli anni ‘40.

Distintiva ed elegante, la cassa dell’Historiador Dual Time è la riproduzione di un modello originale iconico Cuervo y Sobrinos prodotto tra gli anni ‘40 e ’50 del secolo scorso. Classico e senza tempo, questo orologio è riconoscibile per la sua caratteristica silhouette e la forma delle anse. Un ricco quadrante “clous de Paris” si abbina perfettamente allo splendido blu cobalto delle lancette esprimendo al meglio il meticoloso approccio e l’arte orologiera di Cuervo y Sobrinos.

Un orologio di carattere per uomini di forte personalità, con lo stile e la grazia dei veri gentleman. Come tutti i modelli Cuervo y Sobrinos, Historiador Dual Time è dedicato a chi ambisce possedere un orologio unico, con una identità e un retaggio inimitabili.

All’interno della cassa un movimento automatico CyS 6110 dà vita alle seguenti funzioni: ore, minuti, secondi centrali e secondo fuso orario alle 6 e datario con lente magnificatrice alle 12. Attraverso il fondo trasparente si può ammirare la massa oscillante con inciso il logo CyS. Historiador Dual Time ha una riserva di carica di 42 ore e una impermeabilità garantita fino a 3 atmosfere. L’orologio è rifinito con un cinturino in alligatore della Louisiana e una fibbia déployante in acciaio.


Scheda Tecnica

Nome
HISTORIADOR DOBLE HORA


Riferimento
3194D.1A (quadrante argento)


Movimento
CYS 6110

Movimento automatico

Soprod TT651

Altezza 5,10 mm

Diametro 25,6 mm (11 1/2)

21 rubini

Grande datario

Riserva di carica di 42 ore

Rotore con personalizzazione CyS




Funzioni
Ore, minuti, secondi centrali, secondo fuso orario alle 6

Grande datario alle 12


Cassa
Acciaio inossidabile

Diametro 40 mm

Altezza 11,25 mm

Vetro zaffiro antiriflesso a doppia bombatura

Impermeabile fino a 3 ATM

Fondo trasparente con chiusura a vite


Quadrante
Colore argento

Indici "clous de Paris"

Logo CyS applicato

Complesso quadrante "clous de Paris"

Lancette blu (su quadrante argento)


Cinturino
Alligatore della Louisiana


Fibbia
Fibbia déployante in acciaio