sabato 23 maggio 2015

SMOKING ... STORIA DELLA GIACCA PER FUMARE Scritto da Massimiliano GIANNOCCO

Smoking Jacket ... le origini e la storia di una giacca tanto cara ai fumatori di Sigari Avana 


Alle origini dello Smoking

Al numero 15 di Savile Row, la strada unanimemente considerata come il luogo dove il bespoke maschile trova la sua sublimazione, è possibile ammirare l’elegante vetrina della Henry Poole & Co.

Fondata nel lontano 1806, la celebre sartoria londinese vanta una serie di meriti indiscussi, tanto da assurgere, fin dagli albori, all’ambito ruolo di fornitrice di abiti su misura per la famiglia reale britannica, che si è compiaciuta di ricompensarne la qualità con una quarantina di Royal Warrant, autentico record.

Ebbene, secondo alcune fonti, tra le quali Angus Cundey, presidente di Henry Poole & Co., lo smoking sarebbe nato in questo luogo.

Quale documento utile a suffragare la teoria, il registro degli ordini della casa sartoriale.
Nel 1865 il futuro Edoardo VII ordinò una short smoking jacket, da indossare nella propria residenza di campagna, nella contea di Norfolk, presso la Sandringham House.
Per intenderci in maniera indicativa su cosa il Principe Bertie stesse indugiando nei sui desiderata, ecco la definizione di smoking jacket fornita, nel 1850, dal prestigioso Gentlemen’s Magazine of London: “a kind of short robe de chambre, of velvet, cashmere, plush, merino or printed flannel, lined with bright colours, ornamented with brandenbourgs, olives or large buttons”.

- Burgundy Smoking Jacket del 1944 utilizzata nel film Gaslight -
Proprio in quegli anni, dunque, si rivelò necessario, tra la nobiltà e i gentiluomini britannici, disporre di una giacca da fumo, considerata la sempre più abitudinaria tendenza, specie dopo la Guerra di Crimea e i contatti con certe abitudini turche, a gustare, dopo pranzo, una piacevole fumata combinata con buon alcolico.

Da qui la nascita della “giacca per fumare”, la “smoking jacket” voluta dal figlio della Regina Vittoria.
La ragione dell’alba di questo abito? Fu un fatto di educazione.
Da buoni gentlemen, ci si preoccupò di indossare sopra il vestito da sera, che fino agli anni ottanta dell’800 venne identificato sostanzialmente con il frac, una giacca al fine di evitare di restare impregnati del forte odore di sigaro, che tanto disappunto suscitava tra molte donne all’epoca.

Giorgio Mendicini, nel suo capolavoro “L’eleganza maschile”, definisce genericamente lo smoking come “una giacca conviviale per la sera – nera, senza code e con revers a punta di lancia”, mentre una delle sue versioni odierne, “con il collo sciallato, fu ripresa da quella che gli inglesi chiamavano smoking jacket (giacca per fumare), una sorta di veste da camera di velluto”.
Riconosciuti i giusti meriti britannici, non possiamo commettere l’imperdonabile errore di ignorare la dominante corrente di pensiero che vuole la nascita dello smoking, inteso come abito e non semplicemente come giacca, in terra statunitense.
Nell’autunno del 1886, Grisword Lorillard, quarto figlio dell’uomo del tabacco Pierre Lorillard IV, indossò lo smoking al Tuxedo Club, ambiente esclusivo aperto quello stesso anno nell’Orange County, New Jersey.

Il che spiega perché questo completo da sera, d’obbligo nelle serate di teatro più eleganti e in occasioni speciali, specie se sull’invito è riportata la locuzione “black tie”, negli Stati Uniti d’America non venga chiamato smoking, ma “tuxedo” (o “tux”) ovvero, specialmente dalle parti di New York City, “dinner coat”.

In effetti lo smoking è chiamato in tal modo solo nei paesi latini, Italia e Francia su tutti.
E il suo nome cambia nella stessa Inghilterra, dove è noto come “dinner jacket”, poiché la “smoking jacket” resta, ancora oggi, la giacca da casa o da camera utile a evitare di mantenere addosso alle vesti l’odore di sigaro; questa “lounge suite”, tanto amata dai dandies appassionati di fumo lento, è chiamata dagli americani “english drape”.
Pertanto, è consigliabile fare attenzione alle parole, mai come in questo caso da usare con opportune proprietà di linguaggio, al fine di evitare fraintendimenti terminologici in una conversazione internazionale.

Battute a parte, con buona pace degli americani a cui dobbiamo l’abito da non volger al pubblico sguardo, per nessuna ragione, prima dell 18, l’attuale foggia della dinner jacket, ops, tuxedo, pardon, smoking, la dobbiamo a un inglese.
- Edoardo VIII -
Il futuro Re Edoardo VIII e Duca di Windsor, infatti, trasformò, negli anni venti del ‘900, la giacca a un petto nella versione attuale, foggia a doppio petto di colore blue notte, che condivide col nero il titolo di colore appropriato per lo smoking.

Detto ciò, sarebbe auspicabile che, come la dinner jacket è ancora oggi usata nelle occasioni speciali, anche la smoking jacket tornasse nel guardaroba di un gentiluomo.
Come scritto da G. Bruce Boyer su Cigar Aficionado nel febbraio del 1999: “like anything that achieves a sublime marriage of form and function, the smoking jacket is back (not that is ever truly left us) as a quite useful part of a gentleman’s wardrobe”.
E poiché, seguendo Giuseppe Scaraffia nel suo prezioso “Dizionario del dandy”, “il sigaro del dandy è la sintesi della sua concezione del mondo e del suo atteggiamento verso di esso”, un fumatore di habano ha l’obbligo morale di dotarsi di una elegante, utile e nobile smoking jacket.

si ringrazia l'autore e Sigari Avani per la pubblicazione.


giovedì 21 maggio 2015

PROMINENTE CLÁSICO

« L’evoluzione di un classico»



In occasione di Baselworld 2015, Cuervo y Sobrinos presenta una nuova versione del suo rinomato “Prominente Clásico”. Questo modello presenta una sottile cassa dallo stile contemporaneo e dal look sobrio, completato da un elegante e raffinato quadrante che racchiude perfettamente l’esclusiva identità del marchio dalle origini Latine.


Le linee pure di Prominente Clásico sono ispirate allo stile Art Déco. Ed è un puro piacere indossarlo grazie alle ridotte dimensioni della cassa (32 x 43 mm) perfettamente in linea con le attuali tendenze di eleganza e sobrietà. La nuova collezione Prominente di orologi è il perfetto esempio di fascino sofisticato.


La serie Prominente accoglie un movimento CyS 5101 su base ETA2892-A2. Si tratta di un movimento automatico con riserva di carica di 42 ore, impermeabile fino a 3 atmosfere. Indica le ore, i minuti, i secondi e la data. L’orologio è realizzato in acciaio inossidabile e il movimento è visibile attraverso il fondello trasparente in vetro zaffiro.

Questo nuovo modello con quadrante color crema e finitura rigata classica trasmette tutto il calore e l’emozione del marchio inequivocabilmente associato alle sue origine cubane. Il vetro zaffiro a doppia bombatura dona all’orologio un affascinante tocco vintage tipico degli anni ‘40.

Il nuovo modello Cuervo y Sobrinos rispecchia ancora una volta l’essenza e la filosofia di questo esclusivo marchio svizzero: il rispetto per le origini e le tradizioni latine combinato alla conoscenza dell’alta orologeria e della tecnologia più moderna.

sabato 16 maggio 2015

I POST DI ILBICCHIEREDIVERSO di Alex Pietrogiacomi

Storie In Prima Persona: 

A Vicenza Con El Puro.

La mia professione ha molti lati stancanti che fortunatamente si intersecano e danzano con quelli più entusiasmanti della vita privata. Per me il buon bere, la buona compagnia e il buon fumo sono prerogativa di lusso. E non si deve necessariamente andare a parare con 5 Stelle, sigari in edizione limitata del 2000 A.C. e bottiglie da migliaia di euro… no, basta poco, un “poco” esatto, bilanciato, appassionato.
A Vicenza sono stato a casa mia, ho passato una splendida serata con splendide persone gustandomi – è il caso di dirlo – ogni attimo. Tutto grazie al circolo EL PURO che ha voluto invitarmi per presentare il mio libro “Semplice, Elegante
Partito da Milano, in una bella giornata, con un Mombacho (di cui parleremo presto) a farmi da accompagnatore, sono arrivato in questa città a me del tutto sconosciuta e sono stato prelevato dal presidente Loris e dal buon vice Paolo, che mi hanno subito introdotto a Vicenza, alla sua anima pacata ma viva. Con un ottimo cocktail, abbiamo parlato di sigari, di Cuba e di come andrà a finire, di sigari italiani e non cubani, di territori di astio tra fazioni e di unione di intenti. Con una cena spettacolare allaTRATTORIA PONTE DELLE BELE (provate assolutamente i piatti tipici vicentini ma anche le specialità Trentine e Tirolesi!)- tra cortesia e familiarità- assolutamente satolli e contenti, abbiamo aperto le porte dell’animo per una serata “tra amici”.
Arrivati nella sede, che mi ha riportato alla mente un rifugio, un vero e proprio non luogo che allontana qualsiasi preoccupazione, incombenza, mi sono soffermato lungo le pareti che raccontavano tutta la storia di questo club nato nel 2002, ascoltando il vociare dei presenti; respirando le luci basse e la “vita” che quelle mura hanno assorbito… oltre che il fumo.
Dopo più di un’ora di chiacchiere, interrotte dai puff del H. Upmann Magnum 46 –formato Coronas Gordas – in abbinamento all’ Havana Club Selecciòn de Maestros, sembrava che nessuno ne avesse abbastanza e che si sarebbe potuto proseguire fino all’indomani… peccato il feriale a rovinare la festa e la possibilità di continuare.
Sono rientrato con grande gioia, per aver avuto la possibilità di conoscere dei veri appassionati e curiosi del mondo del fumo; per aver scoperto una città che voglio tornare a visitare per avere altre belle sorprese; e gioivo per una bella fumata in compagnia. E se non è il vero lusso questo…
Alex Pietrogiacomi
ilbicchierediverso@gmail.com
p.s. Grazie amici de EL PURO! Grazie ancora per l’invito e l’accoglienza.
p.p.s. Perdonate gli scatti… ma i cellulari son quel che sono.
Si ringrazia Alex Pietrogiacomi per la gentile concessione della pubblicazione.

venerdì 8 maggio 2015

Historiador Lady Tropicana

TROPICANA
Una storia di glamour e bellezza

Nel jet-set degli anni ’50, il Tropicana era al culmine della notorietà tra coloro che appartenevano all'alta società di Cuba. Frequentato da personalità quali Marlon Brando, Ernest Hemingway, Rita Hayworth, e J.F.K., per nominarne alcuni. Il Tropicana è stato un mito dello spettacolo Latino che insieme a Folies Bergère accoglieva uno stile e un’atmosfera di charme, comune a due continenti opposti.

La bellezza femminile era esaltata da addobbi e trucchi che riprendevano linee di Art Deco che ne accrescevano la loro attrattiva.
Da qui nasce l’ispirazione per il disegno del quadrante, che inoltre riprende le incisioni finissime di Art Deco che rievocano gli interni della cassaforte della boutique di Cuba.
Il nuovo Lady vuole rilanciare la bellezza complicata con linee curve e slanciate verso l’alto che erano state riprese dai costumi delle stupende donne del Tropicana.

La nuova linea lady "Tropicana" di Cuervo y Sobrinos è sviluppata in cinque differenti versioni di quadrante dove a fare da “Star” é la polvere di diamante utilizzata per enfatizzare il decoro.  Il materiale di base è la madreperla per la versione bianca mentre la ricercata versione nera con polvere di diamanti bianchi o neri è realizzata in uno splendido quadrante “soleil”.
Questi capolavori sono ospitati in una cassa in acciaio delicatamente incastonata di diamanti bianchi o di rubini o zaffiri in sintonia con la polvere di diamante del decoro.

La decorazione del quadrante prosegue fino al cinturino per non lasciare nulla al caso. Il cinturino in pregiata pelle, a lavorazione esclusivamente artigianale, presenta un inserto intagliato finemente che riproduce le linee del decoro del quadrante nelle rispettive colorazioni.

Il Tropicana è senza dubbio un inno alla bellezza femminile e al glamour.

sabato 2 maggio 2015

Casa dell'Eleganza di Alfredo De Giglio

“Eletti sono coloro per i quali le cose belle non hanno altro significato che di pura bellezza”. Oscar Wilde.  (Il Direttore)

Finalmente a Roma c’è un posto dove l’uomo elegante può trovare asilo e ristoro. In verità il luogo sta lì da secoli, ma solo recentemente si è affrancato dall’orda barbara del pressappochismo e della volgarità pseudo-giovanile.
Questo posto ha il fascino misterioso di una ‘brigadoon’. Ricordate il film degli anni ’50 in cui due turisti inglesi si imbattono in un paesino scozzese che, scopriranno poi, appare al mondo visibile una volta ogni secolo? Ebbene, i due turisti rimangono stregati da Brigadoon proprio come chiunque incontri, dopo tanto vagare, la Casina Valadier.





Un luogo ricco di fascino finalmente tornato ai fasti per i quali era stata progettato tre secoli fa ma che prima d’ora, per un destino strano e contorto, non aveva mai pienamente raggiunto.
Tranne che per pochi anni, nel Ventennio fascista, durante il quale la Casina era diventata il ritrovo della nobiltà e degli intellettuali non solo romani (come Pirandello e D’Annunzio), questa costruzione neoclassica progettata dall’architetto romano Giuseppe Valadier ha vissuto duri giorni di oblio.



Per fortuna, dicevamo, da qualche mese è tornata con nuova linfa e volontà di rendere giustizia all’edificio, già uno dei più belli di Roma e soprattutto con una vista sul centro storico irripetibile. La nuova gestione sta lavorando per rendere concreto il sogno iniziale di chi progettò questo gioiello, che già nacque con le stimmate dell’eleganza e dell’esclusività.
La Casina, infatti, fu voluta dal Valadier come il luogo in cui i romani potevano riposarsi da lunghe camminate lasciandosi ammaliare della vista sul cuore antico della città in compagnia di un caffè ristoratore.



L’attenta ricostruzione storica delle vicende che si legano al Pincio e alla Casina ci restituisce una serie di note interessanti e controverse.
Nel 1810 il governo francese, a cui Roma sottostava, decide di realizzare la prima passeggiata pubblica sul Pincio, che sino ad allora era stato proprietà privata di famiglie nobili o della Chiesa. Nel 1600 è degli Agostiniani, che qui hanno una tenuta agricola. Per questo vi fanno costruire un ‘casone’ ove conservare e lavorare i prodotti, eretto sull’antica cisterna romana (‘la gran botte’) in cui secoli addietro, narrano le leggende, vi venivano fatti precipitare e annegare i corpi dei cristiani.
Valadier è incaricato di dare una coerenza architettonica al Pincio ma anche alla scalinata e a Piazza del Popolo. L’architetto, di origine francese, è figlio del primo grande orafo/argentiere romano, famoso per i fastosi centrotavola. E infatti, guardando dall’alto Piazza del Popolo, non vi sembra proprio un centrotavola?
Nel 1815 il progetto di Valadier diventa operativo, e per contenere le spese si decide di partire dal ‘casone’ già presente. L’obiettivo è la costruzione di un caffeaus, di una casina del caffè per il pubblico utilizzo. Bisogna specificare che i francesi volevano far diventare Piazza del Popolo come l’ingresso ufficiale a Roma Nord creando dei luoghi di ricreazione e salute per le genti romane. Dopo la demanializzazione del Pincio iniziano i lavori.
Da allora la Casina non ha avuto pace, sopravvivendo tra periodi di splendore e altri di buio totale. I lavori si susseguono a più riprese così come i tentativi di un suo sfruttamento commerciale.
Nel 1872 si tenta di adibirla a ‘uso di Birreria e Buffet’, poi a Café e ancora a ristorante di lusso, grazie alla costruzione di terrazze sui quattro lati. Ospitò persino esposizioni d’arte.
Nel 2004, dopo un lunghissimo ed accurato restauro, la Casina riacquista gran parte del suo fascino, nascosto per troppi anni. Ma solo ora le sue potenzialità sono in piena espressione.




Il direttore Roberto Mattera (a destra nella foto sotto, accanto al direttore di Stilemaschile) ci ha parlato della volontà di crescita e di miglioramento non sul piano quantitativo ma esclusivamente qualitativo. Un posto così esclusivo deve essere teatro di eventi all’altezza che sfuggano alla normale routine serale della vita capitolina.



Nelle ultime settimane alla Casina Valadier si sono alternate presentazioni, incontri fumosi, cene ed appuntamenti che hanno gratificato l’uomo di gusto, in cerca di un luogo selezionato, in cui tutto, dall’accoglienza (educata e formale) alla cucina (tradizionale e attuale) abbia una sua coerenza.
E noi di Stilemaschile ne abbiamo fatto una base per i nostri Incontri, come avrete modo di leggere presto, conquistati anche dalla possibilità di avere a disposizione un grande fumoir, che sta per essere sottoposto ad un vigoroso quanto difficile restyling che lo renderà ancor più in sintonia con il fascino dell’intera location.

Si ringrazia Stilemaschile per la pubblicazione dell'articolo.


sabato 25 aprile 2015

ROBUSTO DAY-DATE “CHURCHILL”

Sir Winston Churchill e il suo amato sigaro

«Tributo al leggendario statista»


Questo modello straordinario è un tributo a Winston Churchill, appassionato fumatore di sigari e affezionato cliente della boutique Cuervo y Sobrinos de l’Avana.
Per il 2015 , in edizione limitata di 200 pezzi.

Robusto Day-Date "Churchill"


Tra i personaggi della storia e quelli celebri forse ce n’è uno che è rimasto nell’immaginario collettivo legato alle gioie del fumo e soprattutto del sigaro: Winston Churchill.
Il segreto del sigaro sono i gesti lenti, fieri e misurati del fumatore, un rituale insomma, indispensabile per riordinare il ritmo delle proprie emozioni e pensieri. Fumare il sigaro è dunque un’autentica espressione del nostro stato d’animo; ma è inutile dire che un buon sigaro è esigente e richiede impegno ed esperienza prima di essere apprezzato in tutte le sue sfumature. 
Il sigaro più nobile, il più coccolato dagli intenditori, il più mondano, dal cinema alla fotografia alla letteratura è il cubano. E’ il sigaro di Churchill, di Onassis e di John Wayne.
A Cuba le misure dei sigari si chiamano “vitolas”. La Vitola de galera è il termine che indica le misure di un sigaro (es. Robusto) a prescindere dalla fabbrica produttrice o dalla marca che lo commercializza; la Vitola de Salida è il nome che si trova nella scatola,in pratica il nome con il quale il sigaro viene commercializzato.  Ad esempio la vitola de galera Robusto 124mmx50 potrà chiamarsi “Epicure No.2”(vitola de salida) nella fabbrica di Hoyo de Monterrey , e “Specially Selected” nella fabbrica di Ramon Allones.
Romeo y Julieta Short Churchill Robusto
Il “battesimo del fuoco” per il giovane Winston era avvenuto sull’isola di Cuba, appunto, all’età di 21 anni quando corrispondente di guerra insieme all’amico Reginald Barnes assistevano alla lotta d’indipendenza dell’isola caraibica contro la Spagna.  Churchill scoprì i sigari e non se ne separò mai più.
Churchill amava molto sigari e whisky; accoppiata perfetta oltretutto. Ma qual erano i sigari preferiti del celebre Primo Ministro inglese? I Romeo y Julieta.
Una delle tipologie di sigari della Romeo y Julieta a lui dedicata é il Short Churchill ( vitola Robusto luunghezza 124mm, diametro,19,80).
Decorazione craquelè colore avorio
Cuervo y Sobrinos, non poteva non dedicare un suo modello ad uno dei suoi più leggendari visitatori. Il modello Churchill appartiene alla famiglia di orologi Robusto, forte e sofisticato allo stesso tempo. Il quadrante avorio è decorato a craquelé, a sottolineare l'unicità del marchio e delle sue origini cubane. Il vetro zaffiro a doppia bombatura dona a questo orologio un fascino vintage, ulteriormente rafforzato dall'incisione del profilo di Winston Churchill sul fondo.Il modello Churchill è stato realizzato in edizione limitata di soli 200 pezzi, tutti numerati sul quadrante. Il movimento automatico ha una riserva di carica di 38 ore.

Il nuovo modello Cuervo y Sobrinos riflette ancora una volta l'essenza e la filosofia di questa straordinaria e singolare Casa svizzera: rispetto delle tradizioni e delle origini latine unito alla competenza e al know-how nel campo dell'alta orologeria.



lunedì 20 aprile 2015

Orologio e sigaro: binomio indissolubile? da CigarsManiac

Causa una influenza ormai cronica non riesco a fumare come vorrei, per cui non mi resta che curiosare in rete alla ricerca di notizie che riguardano i nostri sigari.
Il titolo dell’articolo è ovviamente provocatorio, qualche giorno fa ho partecipato ad una discussione su un gruppo Facebook in cui in una fotografia si accostavano orologio, sigaro e uno sfondo di piscina più o meno sfarzosa. Il sigaro rimane e lo resterà ancora a lungo probabilmente, nell’immaginario collettivo dei non fumatori, come un qualcosa di elitario, soprattutto i lunghi sigari caraibici, ed è una concezione difficile da far comprendere, soprattutto perchè mai tanto vera risulta l’affermazione : soldi che vanno in fumo.
Ma l’intento non è quello di convincerci del contrario, chi fuma e ricco non lo è sa quanti sacrifici ci possono essere dietro quell’acquisto, ma conosce anche la soddisfazione che quella fumata darà.
Ma il binomio sigaro-orologio, o meglio ancora la fotografia che riprende il sigaro e l’orologio è un qualcosa che spopola alla grande.
Su Instagram il social per antonomasia che parla con le immagini, potrei affermare con una certa convinzione che soprattutto tra gli americani questo tipo di fotografie vanno per la maggiore, come anche l’accostamento ad armi da fuoco, mentre ritornando da questa parte dell’oceano il trittico calzino-orologio-sigaro sta ottenendo molto seguito, insomma il sigaro accompagna il trandy e il glamour.
E c’è poco da fare ci sono esempi che continuano ad affermarlo. Avevamo già parlato di orologi e sigari qui, ma oggi andiamo su un modello in particolare.
E’ pur vero che alla fine dell’ottocento l’Havana era il centro di raccolta di una elite particolare che sapeva di come godere della vita. Ed è proprio da questo che prende spunto la casa produttrice di orologi Cuervo y Sobrinos – La Habana 1882, che mette insieme la tecnologia svizzera del settore e l’atmosfera cubana di quel tempo.
Il suo fondatore, Marzio Villa, appassionato di auto d’epoca con cui partecipa alle più note competizioni per auto del genere, ne ha anche organizzata una che porta il suo nome:Cuervo y Sobrinos Cup, questa passione ha portato l’azienda a far nascere una linea di orologi a tiratura super limitata (40 esemplari) denominata: Torpedo Cronógrafo presentato a Baselworld.
Cuba è presente in questo orologio nella più classica icona, il sigaro, infatti l’orologio si presenta all’interno di un humidor rivestito però in fibra di carbonio.
Caratteristiche:
Orologio con movimento Dubois-Dépraz 4500/ETA 2892-A2 che sovraintende a una serie di funzioni: cronografo con contatore 60 secondi centrale, contatori 30 minuti alle 9 e 12 ore alle 6, piccoli secondi alle 3, cronografo centrale con lancetta secondi di colore rosso. Datario con lente magnificatrice alle ore 12.
“Pulsometro” e il “Taquimetro” sulla ghiera. L’accurato pulsometro a 15 battiti e il tachimetro “travel-speed” sono frutto delle esperienze di Marzio Villa nelle competizioni per auto storiche. Il movimento garantisce una riserva di carica di 40 ore. La cassa, in acciaio inossidabile, è impermeabile fino a 5 atm. Il quadrante è bicolore grigio scuro e nero, il cinturino in pelle grigia con fibbia déployante

Il prezzo? a chi interessa? vi lascio il link del produttore però. QUI

Si ringrazia per la pubblicazione Cigars Maniac, autore dell'articolo.

sabato 18 aprile 2015

Cuba, Paese dove la musica e l’arte sono le colonne sonore della vita

Cuba  è  “il viaggio”.  Cuba è unica, emozionante, attraente, sconcertante e paradossale. Ricca di cultura (all’Avana, in spagnolo La Habana,  ovunque ci sono laboratori d’arte e giovani artisti che vendono le proprie opere e ovunque c’è qualcuno che suona). All’Avana gli spettacoli migliori si trovano lungo le strade, la musica  accompagna il turista in visita a Cuba: pullulano i musicisti e i cantanti intenti a suonare per strada e nei locali (son, salsa, songo, opera, classica e jazz).   


L’Avana è scrigno architettonico eclettico: barocco spagnolo, classicismo francese,  art déco nordamericana e liberty europeo. L’atmosfera un po’ decadente e polverosa (in molti casi gli edifici sembrano pronti per essere demoliti) concorre al fascino di questa città. Il clima è prevalentemente tropicale, con una stagione delle piogge in estate.  La città può essere visitata anche di sera senza rischiare nulla. Imperdibile una passeggiata sul lungomare del Malecon che si estende per ben otto chilometri per tutta la lunghezza della città. Collega il quartiere dell'Avana Vecchia fino all’elegante Miramar. La sera è affollato da migliaia di cubani: coppie che amoreggiano, persone  che si incontrano, cantano, ballano o cercano l’anima gemella. Di grande suggestione percorrerlo al tramonto con le onde del mare che arrivano al muretto di protezione. Qui si può osservare la vera vita cubana.

L'Avana Vecchia, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, ha ancora molti edifici in stile coloniale spagnolo. Immancabile la tappa alla Bodeguita del medio, locale storicamente frequentato da Ernest Hemingway. Nel centro storico si trova il  Capitolio Nacional (simile al campidoglio di Washington, la sede del parlamento prima della rivoluzione), il teatro dell'Opera, l'Hotel Inglaterra, l'edificio Bacardi e quindi il Museo de la Revolucion, all'interno dell'ex palazzo presidenziale.
Nel quartiere del Vedado si trova la mitica plaza de la Revolucion.


sabato 11 aprile 2015

HISTORIADOR VUELO "Un mito per il futuro"

Intervista a Marzio Villa, Presidente e CEO di Cuervo y Sobrinos

D. Cuervo è l'unico marchio che è nato a L'Avana come produttore svizzero. In che modo questo patrimonio è trasmesso nelle collezioni? Rimane il legame con la tradizione latina?

R. Qualità, tradizione, design e innovazione definiscono il nuovo orologio di Cuervo y Sobrinos. Sviluppato, progettato e realizzato al 100% in Svizzera, culla dell'Alta Orologeria, Cuervo y Sobrinos coniuga perfettamente la conoscenza tradizionale svizzera con l'eredità latina anche nel design.

D. Da dove viene l'ispirazione dei vostri orologi?

R. Con le nostre creazioni, riveliamo la stessa strada che Cuervo y Sobrinos ha gestito fin dai primi giorni. Questo spiega perché i nostri primi modelli erano rettangolari, prima l'Esplendidos, poi il Prominente

D. Ma non tutti i vostri orologi sono rettangolari.

R. Abbiamo creato l'Historiador, che oggi è il nostro best seller, in una forma rotonda da un design originale CyS di ''40.

D. Quali nuovi prodotti possiamo aspettarci da Cuervo y Sobrinos  da Baselworld?

R. Un orologio molto personale. E' un tondo, classico, con un tocco di creatività alle anse. Dopo tutto, questo è un modello anni '40 Cuervo y Sobrinos. è un Historiador.
Il nostro futuro si è visto durante il  salone di Basilea. E' un modello che infrangere le regole, rispetto alla nostra attuale produzione. Viaggeremo dal design alla  tecnica e avremo più eleganza e sobrietà di CyS, perché la gente vuole vivere una vita sportiva, moderna, dinamica.
D. Qual è il nome? ... .

R. Vuelo.

D. Sarà il  futuro?

R.Vuelo, un mito per il futuro, di una nuova era, un nuovo concetto che supera i limiti, nuove sfide, nuove idee. Il tempo si muove con  Cuervo y Sobrinos .

El tiempo lento ... el tiempo vuela ...

lunedì 6 aprile 2015

"Signore e Signori d'Italia".... di Marco Capriotti

... Ovvero fenomenologia (e morte) di un galateo.

I galatei come specchio della società. Le loro evoluzioni, le loro innovazioni, le loro aspirazioni. Le utopie. I loro riferimenti simbolici, i sistemi ideologici, le paure, le censure come chiavi di lettura dei paradigmi culturali che, dall’Unità a oggi, si sono andati avvicendando e modificando nel nostro Paese. Questi gl’intenti di base da cui Gabriella Turnaturi prende le mosse in “Signore e signori d’Italia – Una storia delle buone maniere” (Feltrinelli, Milano 2011). Un saggio in quattro parti, divise a loro volta in sezioni tematiche, ognuna delle quali si concentra su un periodo della storia d’Italia: una struttura che rende giustizia, nello stesso tempo, alla sincronia e alla diacronia, nel caso dei galatei interconnesse da un rapporto indissolubile. Come avverte l’autrice, i trattati di buone maniere ”possono essere letti come testi agiografici, autocelebrativi, espurgati da tutto ciò che si sente minaccioso, sgradito, da una realtà che si preferisce ignorare”; ma “raccontano inoltre la loro stessa storia, il prodursi e riprodursi di alcune norme all’interno di un proprio sistema autoreferente”. Una certa abitudine è citata per tracciare una regola, un’altra per bandire un comportamento errato: i galatei, secondo la Turnaturi (non a caso, docente di Sociologia presso l’Università di Bologna), sono terreno fertile non soltanto per comprendere usi e costumi della classe dominante di un’epoca (nonché i suoi gusti, i suoi tabù), ma anche per conoscerne le aspirazioni, i modelli e le angosce latenti. Insomma, la sua rappresentazione nello spazio sociale e la sua visione di quello spazio stesso, e la qualità e le manifestazioni della dialettica con gli altri componenti che lo abitano. Dal pranzo dell’Ottocento allo spontaneismo del “Controgalateo” di marca anni ’70, dalla disgraziata “zitellona” a un alquanto inelegante galateo razzista, l’occhio acuto dell’autrice rileva e problematizza, senza sbilanciarsi troppo in considerazioni di matrice personale, da buona accademica, fino a tutto il terzo capitolo; ciò che stupisce favorevolmente è, invece, la presa di posizione marcatamente polemica nell’ultima parte, quella relativa alla contemporaneità.




L’incipit: “Per addentrarci fra i galatei del terzo millennio bisogna […] fare un passo indietro e cercare di capire dove inizia lo smottamento culturale e morale di un paese che sembra aver salutato, per sempre e, ahimè, con il dito medio alzato, le buone maniere”. La società attuale, sempre più impoverita culturalmente e moralmente, è analizzata ad ampio raggio e non riceve sconti: tra i cafoni di oggi la Turnaturi annovera non soltanto starlette e personaggi da rotocalco, ma anche evasori fiscali, politici, e in generale chiunque dimostri di non avere una coscienza civica né un’etica della convivenza. Le priorità che emergono dai galatei attuali sono priorità di Io ingigantiti, tanto da essere ormai esondati e aver ricolmato di sé gli stessi rapporti sociali: farsi notare a tutti i costi, disinteressarsi agli altri, a ciò che pensano e dicono, vedere soltanto il proprio vantaggio, o preoccuparsi soltanto dei propri problemi. Parallelamente, dilagano manuali di pronto utilizzo, decaloghi per raggiungere i propri scopi in poche e semplici mosse senza che si operi un lavoro duraturo nell’intimo della consapevolezza del sé. E’ confermato il giudizio di fondo: “appare un paesaggio umano inquietante che ci fa chiedere non solo dove siano finite le buone maniere e la buona educazione, ma dove sia finita la socievolezza, quello stare insieme fine a se stesso”. Nulla di più vero; e nulla di più positivo di uno studioso che, alla luce delle sue ricerche, dice la sua. In un mondo in cui chiunque dà fiato alla propria bocca, il bisogno di opinioni competenti e ponderate si fa sempre più impellente. Tanto più se si riesce a coniugare, come in “Signore e signori d’Italia”, un lavoro originale, una completezza ammirevole e un linguaggio sostenuto e accessibile: non soltanto, quindi, uno studio storico e distaccato, ma un bel macigno con cui fare i conti nel presente. E purtroppo, senza motivi consolatori per il futuro.

Si ringrazia Stilemaschile per la concessione di pubblicare integralmente l'articolo.