lunedì 5 ottobre 2015

Orologi da donna più costosi del mondo per il 2015

Un accessorio che non passa mai di moda è l’orologio da polso, soprattutto se è in un metallo prezioso e adornato da pietre preziose. In realtà questa "classifica" è anche quella degli orologi più belli del mondo: i preziosi segnatempo sono tra gli oggetti che più affascinano per la splendida fattura e per l’utilizzo di materiali molto preziosi.




In questo nuovo capolavoro della Cuervo y Sobrinos la cassa è lavorata con autentica maestria in modo da racchiudere un esclusivo meccanismo Tourbillon finemente decorato e dare forma al profilo di un cannone del 17° secolo con corona che evoca l’inconfondibile forma di un globo terrestre. Il marchio offre prova dell’orologeria nella sua massima espressione grazie al montaggio a mano di tutti i preziosi materiali che compongono la cassa modulare realizzata in oro rosa, titanio e acciaio, scrupolosamente assemblati con due anelli intercambiabili tra l’involucro e la lunetta.Il punto di forza di questo modello è dato dall’unione tra l’aggressività delle anse, che fanno eco alla prua di una nave, e la leggiadra incastonatura con pavé di diamanti. Il prezzo ha richiesta secondo rifinitura personalizzata.


Parmigiani Fleurier Toric Retrograde Perpetual Calendar

Il Fleurier Toric Retrograde Perpetual Calendar Parmigiani è un orologio con display accattivante, una configurazione sfuggente e meccanismi di prima classe. Un bellissimo orologio che ogni donna vorrebbe indossare, con cassa in oro bianco 18 carati, cinturino in pelle e calendario perpetuo con apertura, fase lunare, data retrograda, mese e anno bisestile, che ha un prezzo di 117mila dollari.


Cartier La Dona


L’orologio da polso Cartier La Dona, con cassa trapezoidale bombata con fondello chiuso da quattro viti, corona di carica decorata da zaffiro sfaccettato, vetro zaffiro, quadrante argentè con numeri romani radiali, lancette a spada blu, e bracciale a maglie intrecciate poste in gradazione asimmetrica, ha anche una versione molto costosa realizzata in oro bianco e brillanti. Realizzato per la collezione privata dalla maison, ha un prezzo di 137mila dollari.


Patek Philippe Twenty-4



Il Patek Philippe Twenty-4 è un orologio di medie dimensioni con movimento al quarzo interamente rivestito di con diamanti incastonati, del valore di 300mila dollari. Impermeabile fino ad una profondità di 30 metri, ha cassa è in oro bianco 18 carati, ed è stato creato per la donna moderna, attiva e dinamica.

Jaeger-LeCoultre Reverso Squadra Ice Art



Jaeger-LeCoultre ha creato il Reverso Squadra Ice Art, un orologio da polso da donna tempestato di diamanti e zaffiri. La maison si è ispirata alle magiche atmosfere della laguna di Venezia per realizzare un capolavoro di alta orologeria. 1.300 diamanti e 1.755 zaffiri che fanno volare il prezzo dell’orologio a 390mila dollari.


Richard Mille Caliber RM 019 Celtic Knot Tourbillon


Richard Mile ha pensato alle donne proponendo il modello Caliber RM 019 Celtic Knot Tourbillon, un’opera d’arte che propone il nodo celtico. Questo simbolo, suggerisce che nella vita non ci sono né inizio né fine, di conseguenza, e ci ricorda che lo spirito non ha età, rappresentando quindi la longevità e il ciclo senza fine della nostra esistenza. Edizione limitata a 30 pezzi in oro rosso e oro bianco, ha un prezzo di 465mila dollari.




 Chopard Super Ice Cube


Con 1 milione e 200 mila dollari, il Super Ice Cube è un favoloso orologio da donna, che la prestigiosa casa ginevrina Chopard ha interamente tempestato con 60 carati di diamanti rari con bracciale in oro 18 carati con ulteriori diamanti, resistente ai graffi e all’acqua.

 Cartier Secret La Fenice



L’orologio Secret di Cartier a forma di fenice è il modello più costoso della Maison, ed è uno straordinario componimento artistico, formato da ben 3.010 diamanti taglio brillante per un totale di 80,13 carati, e da due smeraldi per comporre gli occhi. Quarto nella classifica degli orologi da donna più costosi del mondo, ha un prezzo di 2.755mila dollari.




Piaget Emperador Temple



L’azienda svizzera di lusso Piaget ha creato un orologio totalmente ricoperto da 1211 diamanti e brillanti dalla diversa sfaccettatura e taglio, di cui 173 sono incastonati nel quadrante in madreperla, 320 arricchiscono il bracciale e 690 rivestono l’intera cassa. L’Emperador Temple è il terzo orologio più costoso del mondo, e ha un prezzo di 3,5 milioni di dollari.


Graff Diamonds The Fascination


Con un valore di 40 milioni di dollari e 152.96 carati di diamanti bianchi, l’orologio da polso da donna The Fascination di Graff Diamonds è fra i più costosi del mondo. Presentato al Baselworld 2015 come il “più prezioso segnatempo trasformabile del mondo”, può essere indossato anche come un bracciale o anello grazie a sofisticati meccanismi.


Graff Diamonds Hallucination


“Il Graff Diamonds Hallucination è un capolavoro scultoreo, una celebrazione del miracolo dei diamanti colorati” ha commentato Laurence Graff. E in effetti questo è sicuramente uno degli orologi più preziosi e costosi mai creati: 110 carati di pietre preziose che ricoprono interamente il cinturino, il quadrante, la corona, e a ore 12 segna il tempo un diamante bianco. Del valore di 55 milioni di dollari, è un capolavoro di alta gioielleria e orologeria.









domenica 4 ottobre 2015

Bretelle Che Passione di Italo Borrello


Un accessorio che l’uomo di stile non deve e non può trascurare. Ideale per i completi, le bretelle erano in passato declinate in ogni tipo di contesto, da quello rurale al cittadino più formale. Italo Borrello ce le narra con le consuete puntualità ed esperienza. 


Ogni anno l’arrivo dell’autunno rinvigorisce, nell’uomo di stile, il piacere di dedicarsi alla cura del proprio guardaroba. Si effettua il tradizionale “cambio di stagione”, si rispolverano gli abiti più pesanti, se ne verifica lo stato, si programmano nuove e urgenti visite in sartoria, si svolge un attento inventario degli accessori, decidendo le opportune (o necessarie) integrazioni. Sciarpe, guanti, cappelli, maglie e altri complementi essenziali dell’abbigliamento classico ritornano - odorosi di canfora - tra le mani dell’uomo elegante. Dopo aver abbondantemente giocato con i lini e i cotoni della stagione estiva, dopo aver concesso ampio spazio a tenute informali, arricchite da accessori in pelle pregiata, quali mocassini in cuoio o cinture in morbido vitello o sontuoso coccodrillo, si rinnova il piacere di indossare l’abito a giacca, magari a tre pezzi, e, con esso, il gusto di portare le bretelle
.È difficile resistere al fascino di quest’ultimo accessorio, la cui nascita è collocata dagli storici dell’abbigliamento addirittura nel 1700 (l’origine del nome è francese e rimanda al concetto di stringere, premere, intrecciare). Da allora esso è stato declinato in numerosi materiali (cuoio, corda, cotone, velluto, gomma), rispondendo comunque allo scopo di sorreggere e mantenere a un’altezza costante e appropriata non solo i pantaloni maschili, ma anche le gonne femminili.

Le bretelle delle quali ci occupiamo in questo breve scritto sono, ovviamente, quelle destinate ad agganciarsi a bottoni cuciti all’interno dei pantaloni. Riteniamo invece di poter trascurare quelle con la chiusura “a clip”, forse più pratiche ma sicuramente prive di reale interesse dal punto di vista estetico e dell’eleganza maschile. Vale, per esse, lo stesso approccio che induce l’uomo di stile a preferire i bottoni sulla patta dei pantaloni, relegando nel dimenticatoio la chiusura lampo.

Le bretelle consentono di tenere il pantalone perfettamente adagiato lungo la gamba e di fargli toccare la scarpa in un punto costante, indipendentemente dai movimenti e dalla circonferenza della pancia. Il pantalone sorretto da bretelle possiede una grazia e un aplomb unici. Realizzato da un maestro sarto, esso avrà vita alta, due pinces profonde e, per conseguenza, un ampio “mantesino”, un cinturino anch’esso alto e, soprattutto robusto (per evitare antiestetici rovesciamenti), spezzato, sul retro, da uno spacco a “V”. Nel caso di pantaloni da abito completo, sarà opportuno considerare l’ipotesi di eliminare completamente i passanti, onde evitare la tentazione di usare la cintura. Quest’ultima potrà invece essere alternata alle bretelle nel caso di pantaloni destinati a spezzati. Avrà invece campo libero sui pantaloni estivi, da portare con la sola camicia.

I bottoni per l´aggancio delle bretelle, larghi e piatti, saranno applicati all’interno del cinturino. Sulla parte anteriore, uno dei bottoni sarà cucito in corrispondenza della prima pince, mentre l’altro seguirà a una distanza di circa 8-10 cm. Sul retro dei pantaloni, gli attacchi saranno disposti simmetricamente ai due lati dello spacco centrale.


Le bretelle rappresentano un complemento essenziale dell’abito a giacca e, in età classica, costituivano lo strumento pressoché esclusivo per sorreggere i pantaloni. L’immancabile presenza del panciotto, o gilet, tuttavia, le condannava all’invisibilità. Ciò permetteva di agganciarle a bottoni che venivano cuciti sulla parte esterna del cinturino dei pantaloni (cosa che alcune prestigiose sartorie fanno ancora oggi, per alcuni abiti per i quali il panciotto è indispensabile, come il morning coat).

Il tramonto del gilet, più o meno intorno alla metà del secolo scorso, ha determinato il progressivo abbandono delle bretelle in favore della cintura. Ciò si è tradotto, inoltre, nella progressiva discesa del punto vita dei pantaloni al di sotto di quello naturale, fino a far poggiare gli stessi pantaloni addirittura sulle anche. L’avvento dei jeans e, successivamente, dei famigerati pantaloni a vita bassa, ha dato il definitivo colpo di grazia all’armonia e all’eleganza della figura maschile.


Queste linee di tendenza, affermatesi come nuovi codici dell’abbigliamento maschile, non hanno impedito, per fortuna, che il punto naturale di vita dei pantaloni e l’uso delle bretelle sopravvivessero, trovando cultori attenti in ogni parte del mondo. Un contributo meritorio, in questo senso, è venuto dalla cultura anglosassone e, soprattutto, dagli Stati Uniti, dove le bretelle hanno conosciuto momenti di autentica gloria grazie ad alcune sapienti caratterizzazioni nel mondo dello spettacolo: si pensi al Gordon Gekko del film “Wall Street”, la cui figura rimane indissolubilmente legata alle bretelle indossate dall’attore Michael Douglas; o, ancora, al presentatore e “anchor man” Larry King, che ha fatto delle bretelle un tratto distintivo del proprio personaggio televisivo.

Oggi troviamo in commercio svariati tipi di bretelle. Al fine di fornire utili suggerimenti per orientarsi nella scelta, possiamo distinguerle in base agli attacchi, nonché al materiale, alla larghezza della fettuccia e al colore.
Gli attacchi possono essere in cuoio, pelle, budello o tessile. Nel primo caso, le bretelle saranno senz’altro di tono sportivo e accompagneranno egregiamente abiti dello stesso tono, spezzati o nei classici tessuti per l’aria aperta. Sul versante opposto si collocano gli attacchi in tessile, solitamente gros grain, abbinati a bretelle in seta, perfette per abiti più formali. Un discorso a parte va fatto per il budello, bianco o naturale, ormai fuori produzione, che - prima di essere sostituito con più comune pelle bianca o nera - accompagnava splendide bretelle in feltro colorato, molto usate in Inghilterra sotto giacche di tweed o altre lane pesanti e matte. Si tratta delle cd. Boxcloth, le cui fettucce dai colori forti, regolabili sul davanti, sono spesso lasciate disinvoltamente lunghe da molti eleganti.

Quanto al materiale, vi sono bretelle interamente in fibra elastica e bretelle rigide, che hanno l’elastico solo nel tirante posteriore. Se le prime sono molto più comode a indossarsi, considerando che quando ci si siede la tensione delle fettucce può essere fastidiosa, non c‘è dubbio che la palma dell’eleganza vada alle seconde, spesso di seta luminosa e multicolore. Non posso non menzionare il virtuosismo di un elegante dalla simpatia unica, il milanese Francesco Maglia, detto Kino, produttore di ombrelli di qualità eccelsa e appassionato indossatore di bretelle in cuoio intrecciato, realizzate dalla ditta americana Trafalgar ma, a quanto pare, anch’esse non più in produzione.

La larghezza della fettuccia andrebbe posta in relazione con la corporatura, la stagione e il peso del tessuto. In estate, infatti, è preferibile ridurne al minimo lo spessore e la larghezza, in modo da attenuare la sensazione, alquanto fastidiosa, di avere un altro capo addosso, tra la camicia e la giacca. Gli abiti invernali di peso elevato si giovano senz’altro, invece, di bretelle larghe e spesse. Notevole, in questi casi, è l’effetto delle già citate Boxcloth.
Quanto ai colori, non sembrano esservi, nelle scelte dell’uomo di stile, limiti particolari: fantasie, anche azzardate, strisce regimental, tinta unita, tutto è concesso lungo i binari del buon gusto, ovviamente. Non sottovaluterei, ad esempio, il potere benefico sull’umore e sulla sicurezza di sé, di un paio di bretelle in colori forti e decisi, il cui balenare improvviso all’apertura della giacca può riscaldare una grigia giornata o ridimensionare un’avversa circostanza.

E’ diffusa, in molti gentiluomini, la tendenza ad adottare bretelle colorate anche sotto lo smoking. Questo vezzo, che spesso si estende anche alla pochette, non è affatto criticabile, a patto che non se ne abusi. Le bretelle da smoking più corrette, infatti, sono bianche di moiré, cioè con la superficie percorsa da venature simili a quelle del legno, e con attacchi in tessile dello stesso colore. Ciò al fine di mantenere salda e incorruttibile la drammaticità del contrasto bianco/nero di una tenuta in black tie.

Concludiamo, ora, con qualche nome. In seta o in altri materiali, con qualunque tipo di attacco e di larghezza, le bretelle hanno, in tutto il mondo, un riferimento fondamentale nella casa inglese “Albert Thurston”, fondata nel 1820, la quale già nel 1851, in occasione della Grande Esposizione londinese in Hide Park, in piena epoca vittoriana, riceveva una Honourable Mention per l’eccellente qualità dei propri prodotti. La scelta di bretelle, sul sito internet di questa prestigiosissima ditta, è veramente impressionante (www.albertthurston.com ).


Sempre a Londra, nel quartiere St. James, scorrendo le vetrine delle camicerie di Jermyn Street, ancora cariche di attrattive per l’uomo di stile, si potranno trovare splendidi esemplari di boxcloth in tinte unite che vanno dal giallo canarino al rosso vivo, al verde inglese, fino al rosa, al lilla e al viola, colori tanto cari agli eleganti d’oltremanica. Tra gli indirizzi, segnaliamo “New & Lingwood”, al n. 53, “Harvie & Hudson”, ai nn. 77 e 96/97, “T.M. Lewin”, ai nn. 103/106.


In Italia, meritano una menzione speciale le splendide bretelle realizzate da Marinella, a Napoli, con le stesse sete utilizzate per le celebri cravatte.(www.marinellanapoli.it)
Quanto ai negozi specializzati, mi sia consentito citare due indirizzi romani.
Il primo è “Cruciani & Bella”, al n. 34 di Piazza S. Lorenzo in Lucina, uno dei più bei salotti della Capitale. Accolti con cortesia e competenza dall’elegante Danilo Cruciani, vi si possono trovare cravatte e accessori inglesi di qualità eccellente. Vastissima la scelta di bretelle Thurston, i cui colori e abbinamenti sono assortiti in Inghilterra specificamente per Danilo (www.crucianiebella.it).
Il secondo è l’antica Cappelleria “Viganò”, in Via Minghetti, 8, a pochi passi dal Teatro Quirino (oggi intitolato a Vittorio Gassman). Rimasto immutato dai primi del secolo scorso, questo negozio rappresenta - oggi - uno dei pochissimi luoghi, in tutta Italia, in grado di dare all’appassionato un’idea concreta di quanto ricco, raffinato e interessante fosse, una volta, il mondo dell’eleganza classica maschile.

Per la pubblicazione si ringrazia Stile Maschile editore




sabato 19 settembre 2015

PROMINENTE CLÁSICO


« L’evoluzione di un classico»

In occasione di Baselworld 2015, Cuervo y Sobrinos presenta una nuova versione del suo rinomato “Prominente Clásico”. Questo modello presenta una sottile cassa dallo stile contemporaneo e dal look sobrio, completato da un elegante e raffinato quadrante che racchiude perfettamente l’esclusiva identità del marchio dalle origini Latine.


Le linee pure di Prominente Clásico sono ispirate allo stile Art Déco. Ed è un puro piacere indossarlo grazie alle ridotte dimensioni della cassa (32 x 43 mm) perfettamente in linea con le attuali tendenze di eleganza e sobrietà. La nuova collezione Prominente di orologi è il perfetto esempio di fascino sofisticato.


La serie Prominente accoglie un movimento CyS 5101 su base ETA2892-A2. Si tratta di un movimento automatico con riserva di carica di 42 ore, impermeabile fino a 3 atmosfere. Indica le ore, i minuti, i secondi e la data. L’orologio è realizzato in acciaio inossidabile e il movimento è visibile attraverso il fondello trasparente in vetro zaffiro.

Questo nuovo modello con quadrante color crema e finitura rigata classica trasmette tutto il calore e l’emozione del marchio inequivocabilmente associato alle sue origine cubane. Il vetro zaffiro a doppia bombatura dona all’orologio un affascinante tocco vintage tipico degli anni ‘40.

Il nuovo modello Cuervo y Sobrinos rispecchia ancora una volta l’essenza e la filosofia di questo esclusivo marchio svizzero: il rispetto per le origini e le tradizioni latine combinato alla conoscenza dell’alta orologeria e della tecnologia più moderna.

lunedì 14 settembre 2015

Storia della moda italiana


La moda degli anni '50 è sorta in seguito alla esplosione della creatività italiana, nel periodo che va dalle elezioni politiche del 1948 alle Olimpiadi di Roma del 1960. L'Italia di quegli anni era un paese appena uscito dalle distruzioni della seconda guerra mondiale che, per merito di una grande forza interiore, ne vide la rinascita, economica e materiale. Il popolo italiano aveva voglia di vivere, sperimentare, ostentare, sognare e gioire; e fu così che, grazie alla peculiare creatività italiana, avvenne l'ascesa del "Made in Italy".

Il decennio degli anni Cinquanta è stato il primo momento di benessere per l'Italia; un'epoca veloce e spensierata nella quale la concezione di vita ricevette un nuovo significato: il benessere. Dunque anche la donna, prima vista come madre di famiglia, obbediente e sottomessa, ora rappresentava, grazie anche all'influsso dato dal cinema nostrano, la speranza dopo la fame della guerra, una donna elegante e sofisticata, curata in ogni aspetto, sicura di sé. Anche la situazione politica, con un governo stabile, contribuì a dare più sicurezza al popolo italiano.

 Tutta questa cornice d'innovazioni permise anche nel campo della moda un percorso di evoluzione che oggi, pur non avendo ancora raggiunto la sua meta, fa dell'Italia una nazione leader della moda mondiale, pari alla Francia e agli Stati Uniti. Dopo la prima guerra mondiale, le donne, alle quali si apriva ora la possibilità di accedere a ruoli in passato ricoperti esclusivamente dagli uomini, incominciarono ad aspirare ad abiti pratici e funzionali e ad acconciature semplici: accorciarono le gonne, cominciarono a indossare i pantaloni e a portare i capelli molto corti. Si trattò probabilmente della prima vera e propria rivoluzione nella storia della moda.
 
 Ancor più grande fu la rivoluzione dopo la seconda guerra mondiale, in quanto per la prima volta si parlò di moda come la intendiamo oggi. Gli abiti non erano esclusivamente funzionali e pratici, ma raffiguravano lo stato d'animo di un'intera generazione, piena di vita e nuovi colori. Questa nuova moda fu introdotta dallo stilista francese Christian Dior e soprannominata "new look", che in poco tempo prese piede anche in Italia. Secondo Dior, il "new look" serviva per donare alla donna la femminilità e la raffinatezza persa durante la guerra: la figura femminile torna ad essere viva: le spalle si spogliano e divengono morbide e arrotondate, il seno viene messo in risalto, la vita è sottilissima, ritorna l'uso del corsetto con i fianchi imbottiti, le gonne sono voluminose e gonfie. Si ripropone la donna oggetto, bella da ammirare, ma che non fa nulla e passa il tempo nei saloni di bellezza. I capelli sono permanentati e morbidi, il trucco pesante ma dettagliato, uso sfrenato di fard sugli zigomi, sopracciglia depilate, eye-liner nero, ombretto colorato e mascara, rossetto rosso. L'Italia aveva capito che la sua moda poteva contrastare l'egemonia dell'Alta Moda francese grazie alla fantasia, la vestibilità, la semplicità di taglio e la raffinatezza dei materiali, l'uso sapiente del colore e delle decorazioni. Non era soltanto una questione di prezzi più bassi: la moda italiana era soprattutto in sintonia con i nuovi stili di vita che la prima vera e propria generazione di donne lavoratrici stavano affermando negli Stati Uniti e nel nord Europa. 

Fino all'inizio degli anni '50 l'Alta Moda era riservata a un'elite: aristocrazia, alta borghesia e cinema. Ma ben presto nacque anche nel resto della popolazione il desiderio di vestire bene, di essere eleganti sia negli abiti che negli accessori. Bisogna però aspettare fino agli anni Sessanta dove, per via del "prêt-à-porter" la moda divenne accessibile a gran parte della popolazione. Capo d'abbigliamento tipico di quegli anni è la gonna a palloncino, per appunto di forma gonfia, ottenuta con una stretta fascia attaccata all'orlo in modo da creare una curvatura all'interno verso le ginocchia. Chiamata anche "bubble skirt" (in Inghilterra), questa gonna divenne un simbolo di femminilità, che rappresentava il ritorno ad uno stile sontuoso e un po' nostalgico dal gusto Ottocentesco, esaltando soprattutto le corporature adolescenziali. Primo a proporre la linea a palloncino fu lo spagnolo Cristobal Balenciaga, e oggi questa linea è tornata a far parte del nostro guardaroba. Brevemente vorrei nominare anche un altro simbolo di quell'epoca: le acconciature "alveari". Si faceva a gara per vedere chi si acconciava i capelli più in alto e chi si spruzzava più lacca. Queste buffe pettinature erano tipiche delle giovani e di conseguenza, viste con disprezzo e diffidenza da parte dei più anziani


Sin dagli anni '30 i creatori di abiti non erano più sarti, ma stilisti rinomati; negli anni Cinquanta cominciarono poi a farsi un nome tra le stelle dell'Italian Fashion. Questo innovamento fu possibile grazie alle spese e agli incassi del dopoguerra che fecero aumentare la richiesta sempre più forte per abiti di marca, poiché ci fu un boom economico generale. Nomi come le Sorelle Fontana, Roberto Capucci, Emilio Pucci e Fernando Gattinoni firmavano gli abiti più belli di quegli anni; volendo nominare uno stilista straniero non posso tralasciare il "Dio della Moda" Cristian Dior che già da 20 anni riempiva gli animi delle persone con le sue creazioni. Nonostante abbiamo già sentito molto sulle Sorelle Fontana, vorrei rinfrescarci la memoria: per l'arte delle Sorelle Fontana si tratta di una celebrazione nei luoghi di origine della loro famiglia e della loro attività. Zoe, Micol e Giovanna Fontana iniziarono proprio a Traversetolo, nella sartoria della mamma, il cammino che con coraggio e genialità le avrebbe portate a ottenere successi e riconoscimenti prima a Roma e poi in tutto il mondo. Primo fra gli abiti delle Sorelle a portare fama e lustro oltreoceano, fu l'abito da sposa di Linda Christian che sposò Tyrone Power nella basilica di Santa Francesca Romana. Da quel giorno in poi nacque una sorta di frenesia tra le fidanzate d'America a desiderare abiti da sposa creati dalle Sorelle Fontana. Ad esempio la figlia del Presidente degli Stati Uniti, Margaret Truman. Avendo rilanciato così l'Italian-look, il marchio "Sorelle Fontana" si impose in un'epoca in cui la Francia dominava incontrastata il panorama della moda internazionale con i nomi di Dior e Balmain e dall'atelier di Roma raggiunse i mercati del mondo intero. 

A questi primi successi ne seguirono molti altri, le Sorelle Fontana intrecciarono la loro opera con famose industrie italiane, si legarono al teatro e al cinema, alla finanza e alla politica, senza mai dimenticare la provenienza artigianale della loro arte e la profusione di cultura che le distinse sempre. Vorrei presentare ancor un altro designer italiano di fama mondiale: Roberto Capucci. Nato a Roma nel 1930, Capucci venne giudicato miglior creatore della moda italiana (in particolar modo da Dior) a soli 26 anni. Nel '62 aprì un atelier a Parigi dove venne accolto fra clamori ed entusiasmo. Capucci fu il primo artista italiano a cui venne chiesto di firmare una sua creazione. Negli anni '50 emerse anche un nuovo ruolo delle indossatrici che, da volti pressoché anonimi, diventarono personaggi. Così nacque l'epoca delle modelle famose che poi aumentò ancor più negli anni '60. Tra le prime ricordiamo le inglesi Jean Shrimpton e Twiggy (la prima donna grissino), che diventarono famose per le loro fotografie scattate dagli inglesi David Bailey, Terence Donovan e Brian Duffy. Questi non erano interessati a quanto una modella potesse rendere elegante l'abbigliamento, essi volevano mostrare quanto il vestito potesse far sembrare sexy la modella, e portarono così una rivoluzione nel pensiero. Come ho detto già prima, la moda era riservata a un'elite, tra queste anche le stelle del cinema: Linda Christian, Rita Hayworth, Ava Gardner, Liz Taylor e Audrey Hepburn; ma anche il cinema italiano di Cinecittà portò i suoi frutti: Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano e Marisa Allasio. Diventando ambasciatrici della moda istituirono così un rapporto tra moda e cinema, che iniziò nei primi del '900 a Hollywood; fino a quel momento le dive provvedevano loro stesse agli abiti di scena. In seguito la figura del costumista ebbe un ruolo decisivo nel decretare il successo della protagonista e di conseguenza dei film. (di Lidia Trivisonne)







lunedì 31 agosto 2015

HISTORIADOR VUELO “Il futuro di un mito”

El tiempo lento… el tiempo vuela…




L’Avana nel 1882 aveva certamente un altro ritmo, un tiempo lento che permetteva di godere appieno di ogni momento e di vivere ogni esperienza fino ai propri limiti. Offriva un alto stile di vita e l’attenzione era puntata su ogni dettaglio. Attori, uomini d’affari e avventurieri visitavano la città contribuendo a mantenere vivo tale spirito.


Grazie a loro questo spirito ha attraversato le epoche in un “Vuelo” ed ora ci aiuta a progettare il futuro. Questa cultura è stata il pilastro fondante di Cuervo y Sobrinos, permettendo a La Casa di passare in un volo attraverso il tempo.
Vuelo unisce il passato al presente, racchiudendo in sé la filosofia, il savoir faire e l’esperienza acquisita dal passato per raggiungere il futuro. Sente il tempo, un tempo che trionfa insieme a Cuervo y Sobrinos.

Vuelo, un mito per il futuro raggiunge una nuova era, un nuovo concetto che supera nuovi limiti, nuove sfide e nuove idee. Il tempo si muove e con esso Cuervo y Sobrinos.

Qualità, tradizione, design e innovazione definiscono il nuovo orologio di Cuervo y Sobrinos, sviluppato, disegnato e prodotto al 100% in Svizzera, culla dell’alta orologeria. Cuervo y Sobrinos combina sapientemente la tradizionale conoscenza svizzera dell’orologeria alla più moderna tecnologia.

Vuelo incarna il prestigio e la complessità degli orologi svizzeri e rappresenta un capolavoro di alta orologeria e spirito latino.

Con il nuovo Historiador Vuelo, Cuervo y Sobrinos riporta in vita il modello storico più rappresentativo del marchio, rinnovandolo con un design creativo e ingegnoso. Inspirato a un disegno originale Cuervo y Sobrinos degli anni ‘40, Historiador Vuelo rivela uno stile moderno e sofisticato sottolineato dalle nuove caratteristiche anse.

La cassa è caratterizzata da una incomparabile complessità, la sua costruzione è molto sofisticata, con anse costruite separatamente e perfettamente avvitate alla cassa. La loro silhouette è in sintonia con la forma dei pulsanti.

Un cronografo moderno in grado di soddisfare un pubblico raffinato ed esigente alla ricerca di prodotti di lusso e distintivi. Vuelo ha un tocco contemporaneo sottolineato dal complesso quadrante multilivello, con contatori piccoli secondi e minuti sul primo livello, 24 ore, indici e numeri sul secondo livello e minuti e secondi stampati sul terzo livello.

La cassa in acciaio del diametro di 44 mm è personalizzata sul fianco con l’incisione “Vuelo” e alloggia un movimento Dubois Dépraz 30342 con datario e 24 ore, e una riserva di carica di 40 ore. Una scala tachimetrica è incisa sulla ghiera.

Le lancette dei minuti e delle ore blu acciaio con superluminova bianco donano a questo orologio uno stile moderno e accattivante, la lancetta centrali blu acciaio ha la punta a freccia rossa vuota a evidenziare il blasone Cuervo y Sobrinos; la lancetta delle 24 ore è in un lucente acciaio blu.
Historiador Vuelo è completato da un elegante cinturino in Alcantara e alligatore della Louisiana ed è disponibile in due diverse versioni con diamanti.


Vedi le schede tecniche complete



venerdì 28 agosto 2015

UN OROLOGIO (QUASI) IMMAGINARIO di Marco Strazzi

Il posto di oggi è tratto integralmente dal blog di Marco Strazzi che parla del tempo con una  concettualità leggiadra, il nostro blog non poteva rimanere insensibile, come voi sapete noi non siamo solo divulgazione di Brands ma definiamo il tempo uno strumento creato da in'idea,  
Un orologio (quasi) immaginario è tutto ciò, Buona lettura.

Il mio prossimo libro - The Museum Collection - tratterà i 100 orologi che il collezionista esperto dovrebbe inserire tra gli acquisti da prendere in considerazione. Questo post è dedicato a un orologio che ho la fortuna di possedere, ma che non figurerà nel libro. Non è un "must", anzi. In un certo senso non esiste nemmeno. Eppure sono riuscito a scrivere 300 pagine solo su di lui. 

La storia comincia con una curiosità condivisa da molti amanti degli orologi vintage. Chi era il proprietario originale dell'oggetto che hanno appena comprato? Dove abitava? Cosa faceva? In genere non è possibile rispondere a queste domande, tanto meno in casi come questo: un Longines WWW (Wrist Watch Waterproof, Orologio da Polso Impermeabile) fabbricato negli Anni 40 per l'Esercito britannico. Sapevo qualcosa di questi orologi anche prima dell'acquisto, ma non ero un esperto, visto che il mio interesse per la storia dell'orologeria verte sulla produzione civile e non su quella militare. Ora che possedevo uno dei famosi e ricercati WWW, sentivo di doverne sapere di più. Le prime ricerche mi condussero a un articolo di T. Koenig e A. van der Meijden pubblicato nel 2008 dall'Horological Journal. Si tratta di una lettura obbligata per chiunque abbia un interesse per questi orologi, in quanto fornisce una panoramica completa dei fabbricanti, dei requisti di conformità definiti dall'Esercito britannico, dei quantitativi e delle date di produzione. Quest'ultimo dettaglio mi ha un po' deluso: pare che nessun WWW abbia partecipato alle battaglie per la liberazione dell'Europa perché sono stati consegnati tutti dopo la fine della guerra nel Vecchio Continente. Per quanto riguarda il mio Longines in particolare, una conferma autorevole è arrivata dalla Casa stessa. Il movimento fu venduto a Baume, il suo agente londinese, nell'autunno del 1945.

Avrei potuto archiviare la questione. Dopo tutto, ne sapevo abbastanza per non fare una brutta figura se qualcuno mi avesse chiesto informazioni sul mio orologio dall'aspetto vissuto. Invece non l'ho fatto. Il mio interesse di lunga data per la Seconda Guerra Mondiale, insieme con l'orgoglio per l'acquisizione del Longines e una passione per gli scenari alternativi, ha prodotto una serie di "E se...". E se un prototipo del WWW fosse stato consegnato per un test molto prima del 1945? E se fosse stato al polso di un Paracadutista britannico nelle ore del D-Day? E se fosse stato smarrito durante uno scontro a fuoco? E se fosse ricomparso sul catalogo di una casa d'aste settant'anni più tardi? E se...




Queste ipotesi fantasiose sono state seguite da due anni di ricerche, di viaggi nel Regno Unito e in Francia, di conversazioni con i veterani e gli storici, di scrittura. Per la prima volta in vita mia, passavo dalla descrizione della realtà alla narrativa, ma allo stesso tempo avvertivo il dovere di essere plausibile e di rispettare la verità storica. Il risultato è il romanzo L'orologio con le ali, successivamente tradotto dall'originale italiano in inglese (Wingwatch) e in francese (La montre ailée). I suoi temi sono il coraggio, la paura, la trasmissione della memoria tra generazioni, il dolore della perdita, l'incoraggiamento trovato nella certezza che "Non Camminerai Mai Solo" (You'll Never Walk Alone), come recita la canzone preferita del protagonista.
Che c'entra l'orologio con tutto questo? Beh, si tratta di una macchina del tempo. Non c'è da stupirsi se riesce a far emergere una storia lungamente dimenticata e a facilitare la soluzione di un mistero. Le sue lancette arrugginite e il suo quadrante scolorito sanno scandire giorni che non sono quelli limitati degli uomini.

Ecco perché questo orologio è importante. Mi ha spinto a creare qualcosa di cui non sapevo essere capace. Mi ha indotto a visitare i luoghi dove è stata scritta la storia e a incontrare coloro che l'hanno scritta. E mi ha confermato che i collezionisti hanno ragione ad essere curiosi sul passato degli orologi vintage che acquistano...


E ora le immagini. Ci sono sia l'orologio autentico (in alto) che la versione romanzata(sopra e sotto) creata per il video e per il presente blog. Quest'ultima è il risultato di ritocchi compiuti con Photoshop per modificare il quadrante, sopprimendo il nome della marca, e il fondo della cassa, sostituendo i contrassegni usuali dei WWW con le incisioni citate nel racconto. Nessuna correzione si è resa necessaria per il movimento.


si ringrazia per la pubblicazione Marco Stazzi che potete seguire sul Profilo Facebook e sulla pagina 10.10.ch










venerdì 21 agosto 2015

10 lezioni di stile che ci ha trasmesso Audrey Hepburn & Il tubino nero è per sempre

Cambiano le mode, gli outfit, le forme ed i colori in passerella, ma c’è una cosa che non cambia mai. La classe, quella vera, non teme il passare del tempo: così ancora oggi le lezioni di Audrey Hepburn, vera e propria icona di stile, sono più attuali che mai. Tra le sue caratteristiche più apprezzate, la capacità d iessere femminile in ogni contesto e di sentirsi sempre a proprio agio.
Oggi abbiamo pensato di raccogliere 10 lezioni di stile senza tempo che Audrey Hepburn ci ha trasmesso
Spesso, gli outfit più semplici sono proprio quelli di cui abbiamo bisogno – Non bisogna sempre farsi rubare la scena da accessori ed abiti d’effetto, tutto quello che serve è già a portata di mano.
I guanti rendono un outfit più sofisticato – Alcuni dei look più apprezzati di Audrey sono diventati iconici proprio grazie al tocco in più di un paio di guanti.
Un sorriso può davvero fare la differenza – Avete notato come in molte delle sue foto, ad attirare l’attenzione è anzitutto il suo sorriso? Il resto viene poi.


Non bisogna avere paura dei capi dal taglio maschile - Anche con un outfit apparentemente poco femminile, il fascino di Audrey Hepburn rimane immutato.
Non sono sempre necessari i tacchi per fare colpo – Chi l’ha detto che per sentirsi davvero femminili sono necessari un paio di tacchi vertiginosi? Alcuni dei look più amati della Hepburn includono calzature semplici (e nessun paio di trampoli).



Gli occhiali da sole stanno bene praticamente su tutto – Questo vale anche per gli outfit più eleganti, come dimostrano i fotogrammi di Colazione da Tiffany.
Non è vero che un costume da bagno a due pezzi è sempre più sexy – Anche con un semplicissimo costume intero potete attirare l’attenzione.
Mai sottovalutare l’importanza del makeup occhi – L’eyeliner messo nel modo giusto può rendere un look più speciale.
Ogni tanto bisogna anche osare – Che sia un cappello, una maglia o qualsiasi altro accessorio, concedetevi il privilegio di stupirvi e di stupire. Anche i capelli corti sanno essere molto femminili – La chiave sta nel sentirsi a proprio agio, sempre.



Il Tubino Nero:
E’ proprio vero il tubino nero è per sempre.Il tubino nero si adatta a qualsiasi forma del corpo
  • che siate a clessidra, a mela, a triangolo, poco importa…Lui sarà sempre pronto a valorizzare la nostra silhouette e a conferirci fascino, eleganza e una irresistibile femminilità.
Tropicana di Cuervo y Sobrinos 1882
Lo si può indossare al lavoro, a una festa più o meno formale o a un matrimonio senza mai essere fuori luogo, ma sempre eleganti e sofisticate. Grazie alla semplicità delle sue linee, che fasciano il nostro corpo con grazia, il tubino nero potrà essere impreziosito con gli accessori più disparati. Potremo quindi dare sfogo alla nostra fantasia con una bella stola, una borsa dai colori più o meno accessi senza mai sbagliare, perchè si armonizzeranno perfettamente.

  • Impossibile farne a meno!
  • In ultimo, ma non per ultimo, ancora una piccola lezione di stile che non dovremmo mai dimenticare: a volte bisogna non prendersi troppo sul serio!